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1966: L'alluvione di Firenze


Il 4 novembre del 1966
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Umanità: Amnesty International denuncia continue violenze contro donne e bambine afghane

Agenzia di Stampa Ogni giorno rischiano di essere sequestrate, stuprate, costrette a un matrimonio precoce o barattate per sanare liti o debiti; subiscono discriminazione da parte di ogni settore della società e delle autorità.

Amnesty International, nel suo ultimo rapporto "Afghanistan: le donne sotto attacco " (file in inglese in formato pdf 306kb) denuncia la violenza contro le donne e le bambine di quel paese come un fenomeno dilagante.

Tutto ciò continua nonostante il presidente afghano Hamid Karzai, l'8 marzo 2005, in occasione della Giornata internazionale della donna abbia affermato che “Oggi in Afghanistan le donne giocano un ruolo importante e naturalmente hanno molte sfide da affrontare tra le quali il fatto che le bambine vengono date in spose durante la loro adolescenza per risolvere dispute. Queste pratiche sono crudeli, contro la religione e non più accettabili”.

Ma la buona volontà del neo presidente afghano non ha molto effetto davanti alle affermazioni del governatore di Kandahar. Intervistato da Amnesty International, ha affermato che la questione delle donne non è considerata prioritaria e ci sono cose più urgenti dell'occuparsi dei diritti delle donne.

La violenza contro le donne e le bambine è ampiamente accettata a livello di comunità e viene affrontata in modo inadeguato dalle massime cariche governative e giudiziarie del paese. Le indagini sulle denunce di aggressioni, stupri, omicidi o suicidi di donne non sono né costanti né sistematiche e poche di esse danno luogo a procedimenti.

Centinaia di donne e bambine continuano a subire abusi da parte di padri, mariti, fratelli, uomini armati, sistemi di giustizia paralleli e delle stesse istituzioni statali come la polizia e gli organi giudiziari. È stato riscontrato un aumento del numero di matrimoni forzati e in alcuni casi le donne che volevano fuggire da questo destino hanno preferito suicidarsi, in alcuni casi dandosi fuoco.

“I padri, i mariti e i fratelli rimangono i principali autori della violenza domestica ma il controllo sociale e il potere che essi esercitano sono rafforzati dalle autorità statali e dal sistema informale di giustizia” - ha spiegato Fosca Nomis, vicepresidente della Sezione Italiana di Amnesty International. “Va ribadito che le autorità afgane - ha continuato - hanno il dovere di impedire le violazioni dei diritti umani e di proteggere le donne dalla violenza non solo quando è compiuta da pubblici ufficiali ma anche quando è perpetrata da individui e gruppi privati. Riformare il sistema penale è un passo necessario per proteggere le donne afgane ed è responsabilità dello Stato fornir loro adeguate garanzie legali”.

Il rapporto di Amnesty International mette in luce come le autorità afgane abbiano fallito nel rispettare, proteggere e rafforzare i diritti delle donne e delle bambine e ribadisce che gli Stati hanno la responsabilità di garantire che i diritti delle donne e degli uomini a vivere liberi dalla violenza siano pienamente realizzati.

Per ulteriori informazioni: Amnesty International Italia - Ufficio stampa Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it


 
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