Angela è un nome di fantasia e ha alle spalle una storia terribile. E' una delle persone vittime della tratta di esseri umani che hanno raccontato la loro esperienza al convegno "Insieme contro la schiavitù contemporanea" organizzato da Emmaus Europa a Firenze dal 19 al 21 ottobre 2005 in collaborazione con l'Istituto degli Innocenti e il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Firenze.
Era una ragazza di 16 anni, come tante, che frequentava il liceo scientifico a andava in discoteca. All'uscita dalla discoteca ebbe la sfortuna di essere avvicinata da un ragazzo del suo quartiere che la violentò. Da quel momento iniziò il suo calvario. "Non potevo tornare a casa per la vergogna - racconta - e anche la mia famiglia si sarebbe vergognata di ciò che mi era accaduto. Così decisi di abbandonare la mia città".
Tra le lacrime confidò tutto a una sua amica e il ragazzo di lei si offrì di aiutarla a lasciare la città, anzi, si offrì di portarla in Italia per farla lavorare come cameriera o come lavapiatti in un ristorante o come baby sitter. Le fece il passaporto e la portò a Bologna consegnandola a un altro rumeno.
Lì Angela si accorse di essere stata venduta. Il suo compratore era un uomo con una bambina che la mattina dopo il suo arrivo in Italia le disse che avrebbe dovuto lavorare come prostituta con altre tre ragazze. Tra le lacrime si accorse che quell'uomo, per lei insospettabile perché aveva una figlia piccola, era il suo padrone.
"Mi sono trovata sulla strada, a Senigallia, con un foglio di carta nel quale c'era scritto cosa mi avrebbero chiesto i clienti e cosa rispondere - dice continuando il suo racconto - e mi indignò il fatto che il primo cliente fu un poliziotto che invece mi avrebbe dovuto aiutare".
Per tre mesi Angela fu costretta a fare la prostituta sulla strada dando tutto ciò che incassava all'uomo che l'aveva comprata. Quando era sul "posto di lavoro" cercava di nascondersi per non lavorare ma doveva portare almeno 150 euro al giorno dei quali le venivano dati solo i soldi per le sigarette, quando non era il "padrone" a dargliele.
"Un giorno quell'uomo disse a me e alle altre ragazze, due delle quali eravamo minorenni, di preparare le valigie perché saremmo potute tornare in Romania. Eravamo contente ma l'euforia durò poco quando ci accorgemmo che per 3.000 euro eravamo state vendute a un albanese. Ho anche chiamato il numero verde che viene pubblicizzato. Pensavo che mi venissero a prendere invece mi sono accorta che la mia chiamata non serviva a molto".
Durante una retata venne arrestata dalla polizia perché ero priva di documenti e venne fatta seguire da un'assistente sociale. "Dopo tre mesi con la persona che mi seguiva ho deciso di denunciare la mia situazione. Avevo fiducia in lei - racconta ancora - mi fecero le radiografie ai polsi e verificarono che ero effettivamente minorenne. Da quel momento la mia vita è cambiata nuovamente. La mia famiglia sa che sono con mia famiglia italiana ma mia mamma non conosce tutta la verità". Oggi Angela ha 19 anni e ha ancora paura a tornare a casa in Romania. Ha paura delle persone più che delle sue emozioni. Vuole solo vivere in pace con la sua famiglia adottiva e dimenticare.