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Interviste: Italia: sostegno a maternità e infanzia. Intervista al ministro Rosy Bindi

Agenzia di Stampa


“Ci vuole maggiore sostegno alla maternità e ai giovani, alle coppie immigrate e alle coppie di anziani e soprattutto alle famiglie povere”. Questo ha affermato il ministro delle Politiche per la famiglia Rosy Bindi alla prima Conferenza nazionale per la famiglia che si è tenuta a Firenze dal 24 al 26 maggio 2007. Ma ha anche confermato che ci vogliono più padri a casa e più madri al lavoro.
Ecco cosa ci dice in questa intervista:





Ministro Bindi, ci sono fondi a disposizione? Se ci sono quali sono gli impegni che oggi si possono prendere?

Dobbiamo continuare la strada già iniziata nella finanziaria: priorità per le famiglie con figli, completare assegni e detrazioni fiscali soprattutto alle famiglie con redditi più bassi e con maggio numero di figli, attenzione ai nuclei di anziani poveri e sviluppo dei servizi per l'infanzia: gli asili nido e le tante altre possibilità per conciliare il lavoro delle donne e l'accoglienza piena dei bambini.

Durante la Conferenza, a proposito di “quoziente familiare”, ha chiesto di rinunciare a dare un nome alle cose per poter trovare un punto di dialogo: esiste un punto di conciliazione tra assegno per nucleo familiare e quoziente familiare?

Un fisco più amico della famiglia è un punto di conciliazione, ma anche disponibilità economiche per il carico dei figli e delle famiglie, a partire da quelle a redditto medio basso. Credo che su questo punto il governo possa serenamente riaffermare quella che ritiene la buona scelta dell'assegno al nucleo familiare, così come i sostenitori del quoziente familiare possano presentare le loro proposte. Quindi si verifichi il costo delle singole proposte e l'efficacia delle stesse sulla vita concreta delle famiglie italiane.

Asili nido e consultori sono due priorità. E' necessario che in ogni città ci siano dei centri municipali?

E' necessario ricordare che c'è ancora differenza tra nord e sud del Paese. In alcune regioni abbiamo servizi per l'infanzia per tutti i bambini ma non è così in molte regioni del sud. Al nord cresce una domanda diversificata e noi dobbiamo dare delle risposte. Al tempo stesso è necessario che la famiglia, per stare unita e per essere sostenuta nei momenti di fragilità e difficoltà, trovi un punto di riferimento nei servizi pubblici, con la disponibilità di diverse professionalità e diversi sostegni. Una volta questo veniva svolto dai consultori, ma oggi sono troppo sanitarizzati: occorre che ci sia un'evoluzione verso i centri famiglia.

Quanti soldi servono alla famiglia?

Credo che sarebbe doppiamente incauto rispondere. Potrei rischiare di essere troppo poco ambiziosa e invece credo che devo essere molto ambiziosa e voglio fare bene i conti.

Va restituito qualcosa subito alle famiglie?

Sì. Il debito si è abbassato perché le famiglie italiane sono state brave.

L'Unione Europea dà priorità all'inserimento sociale dei bambini fuori famiglia. Come si muove l'Italia?

Noi ci muoviamo per fare in modo che le famiglie restino il punto di riferimento fondamentale. Da questa conferenza è venuto un grazie alle famiglie affidatarie e anche un impegno per sostenerle in questa grande opera di solidarietà che fanno verso tutte le altre famiglie e soprattutto verso i bambini.

Il Presidente del Consiglio Romano Prodi ha parlato di destinazione del “tesoretto” alle famiglie. L'ha convinta?

Sì, mi ha convinto perché alla Conferenza ha ripetuto ciò che ha sempre detto, cioè che la maggior parte del “tesoretto” deve andare alle famiglie. Alle famiglie povere, alle famiglie con figli... quindi si tratta di discutere gli interventi ma credo che su questo punto dobbiamo essere soddisfatti.

Sandro Pintus

(26 maggio 2007)

 
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