L'occasione è la mostra ospitata da Alinari nella quale sono esposte quasi 200 immagini ci che hanno dato un importante spaccato sociale, una fotografia (è proprio il caso di dirlo) della Germania di fine '800 fino alla prima metà del XX secolo...(di Sandro Pintus)
Intervista a Gerd Sander,
fotografo ed erede culturale di August Sander
di Sandro Pintus
L'occasione è
la mostra ospitata da Alinari nella quale sono esposte quasi 200 immagini ci
che hanno dato un importante spaccato sociale, una fotografia (è proprio
il caso di dirlo) della Germania di fine '800 fino alla prima metà del
XX secolo.
Mr. Sander,
cosa ricorda di suo nonno August?
"Ricordo
che mi disse di essere sempre me stesso. Ricordo anche che teneva sempre presente
una frase di Goethe: 'Mi sono dato per legge: agire secondo la mia legge interiore,
senza dovermi curare di come mi fa apparire, né forse di essere frainteso'".
Gunther
e Gerhard Sander, Kuchhausen,1944
foto
© August Sander
Archiv/SK-Stiftung Kultur, Köln; VG Bild-Kunst, Bonn 1996
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Come August
Sander faceva i suoi ritratti?
"Prima di
fare il ritratto cercava di conoscere le persone, parlava con loro per metterli
a proprio agio e faceva una serie di domande per capire chi erano. Tutti i
personaggi delle foto fatte da mio nonno guardano intellettualmente il centro.
E' un rapporto diretto tra il fotografo e il soggetto".
Cosa vuole
essere questa mostra fotografica?
"Non é
una restrospettiva dell'opera di August Sander come molti credono. Si tratta
di un'analisi, di una 'scavo' del lavoro che mio nonno fece durante tutta
la vita".
Quante immagini
ci sono nell'archivio Sander?
"Ci sono
circa 11.000 negativi ma non dimentichiamo che nel 1945 a Colonia in un incendio
ne andarono distrutti circa 40.000. A Colonia ci sono circa 4.000 stampe mentre
in circolazione ce ne sono circa 1.200".
Suo nonno ha
documentato la società tedesca del suo tempo in un'indagine che pare
più antropologico-psicologica che storico-sociologica. E stata forse
influenzata da Freud?
"E' realmente
un'indagine antropologica e psicologica ma non si tratta di un'indagine sui
tedeschi. Ritengo invece che, anche se i visi sono dei tedeschi, ha voluto
documentere i volti del XX secolo dell'Europa. La società europea, la
famiglia europea, gli uomini e le donne d'Europa e i loro mestieri. Il suo
lavoro non é stato influenzato da Freud bensì da Goethe che fu la
sua guida spirituale durante tutta la vita".