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| 1966: L'alluvione di Firenze
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Il 4 novembre del 1966
l'Arno allagava la città.
Le immagini e i racconti di quei giorni in un libro.
Dal senatore USA Ted Kennedy al prof.Umberto Baldini, dal ministro Vannino Chiti al prof. Alfio Del Serra
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Una delegazione in visita per tre settimane. Il racconto della loro esperienza e la promozione della Children’s Development Bank, la Banca dei bambini lavoratori in Afghanistan. A Firenze sono stati ospiti dell'Istituto degli Innocenti per poi continuare il loro viaggio che avrà termine il 22 aprile.
Lei mingherlina, 13 anni, si chiama Noorzia Sarfaraz, lui invece è un ragazzone di 15 anni e si chiama Tamim Mohammad Mosa. Sono accompagnati in Italia da Hashmat, uno degli insegnanti dell'associazione afghana Aschiana. Sono in Italia grazie a Italianat's e ad ASoC-Solidarietà e cooperazione per un tour della durata di tre settimane.
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Noorzia, bambina lavoratrice afghana di 13 anni mostra una scultura tritacarne che macina armi e fa uscire matite. Foto Francesca Conti/Istituto degli Innocenti
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Tra le visite fatte alle scuole, nelle quali hanno raccontato cosa succede in Afghanistan e chi sono i bambini lavoratori, sono stati invitati anche dall'Istituto degli Innocenti di Firenze, nella storica sede costruita dal Brunelleschi che ha sei secoli di esperienza nell'accoglienza dei bambini.
In una conferenza stampa, Aldo Prestipino di Italianat's ha spiegato il progetto della Banca dei bambini lavoratori dicendo che con Banca Etica stanno pensando a un azionariato per avere un flusso di denaro direttamente dagli azionisti e poter aprire altre sedi.
Ma cosa fanno e come vivono Noorzia e Tamim in Afghanistan? Lo raccontano loro stessi.
"Ho cominciato a lavorare dall'età di 8 anni - spiega la bambina - il mio lavoro consiste nell'acquistare sacchetti di plastica che vado a vendere nelle strade di Kabul dove queste buste non si trovano. Compro 50 sacchetti per l'equivalente di un dollaro americano e li rivendo a prezzo maggiorato. Oggi però, grazie ad Aschiana, ho imparato a leggere e a scrivere. Ho meno tempo per lavorare ma posso andare a scuola".
Continua a fare lo stesso lavoro anche oggi per portare i soldi a casa. La ragazzina ha un fratello maggiore e tre sorelle più grandi, due delle quali sposate mentre la terza che ha 15 anni, con la mamma cuce abiti, ricama, fabbrica piccoli astucci di stoffa per le penne che poi vengono venduti al mercato. Il lavoro di Noorzia, della sorella e della mamma servono a mantenere la famiglia e una parte del denaro di Noorzia viene messa nella Children’s Development Bank, la Banca dei Bambini Lavoratori.
Anche Tamim ha iniziato a lavorare molto giovane. "Lavavo auto nelle strade di Kabul - dice - e ho cominciato a lavorare quando ero piccolo, come la maggioranza dei bambini della città". E' uno dei tanti ragazzi e ragazze che hanno perso il padre in guerra e il suo lavoro è indispensabile per mantenere la famiglia. Da qualche anno è diventato un piccolo imprenditore. Compra carta colorata e con questi fogli produce fiori che vende in un negozietto della capitale afghana.
La nuova professione l'ha imparata in uno dei corsi che l'associazione afghana Aschiana organizza per i minorenni che lavorano per la strada. Sono bambini e bambine che non possono andare a scuola sia per mancanza di strutture che per mancanza di tempo. Anche Tamim mette da parte un po' dei suoi soldi nella Banca dei bambini lavoratori.
Di questa banca sia Noorzia che Tamim sono manager. A Firenze, all'Istituto degli Innocenti, hanno presentato la Children’s Development Bank e il progetto di Italianat's con Banca Etica. L'associazione afghana aiuta i bambini lavoratori offrendo loro la possibilità imparare a leggere e a scrivere ma organizza anche corsi di formazione professionale, corsi d'arte, di inglese e insegna loro a usare il computer. Tra i loro corsi, a Kabul e in provincia, ci sono anche quelli di alfabetizzazione rapida per le donne afghane che vogliono imparare a leggere e a scrivere.
Ma come funziona una banca per bambini lavoratori? Sono circa 10 mila i soci della banca in tutta l'Asia. In Afghanista, a Kabul sono 1.300. Nella capitale afghana ci sono sei succursali, se si trovano i fondi, potranno essere aperte varie sedi in altre province del paese. Noorzia e Tamim gestiscono una di queste succursali della capitale. Il loro lavoro, a turno mattina e pomeriggio esclusi venerdì e domenica, consiste nell'accettare i risparmi dei soci e aggiungerli nel libretto di risparmio e spiegara ai soci come funziona la banca. Il tutto con l'appoggio di Aschiana.
E' un lavoro certosino, tutto fatto a mano. La loro banca, con un lavoro di micro risparmio, è riuscita a raccogliere l'equivalente di 650 dollari americani. Sembra poco ma se si pensa che una famiglia vive con l'equivalente di 100 dollari al mese, il risparmio dei bambini e ragazzi in un paese in guerra diventa una cifra considerevole. Inoltre, per molti di loro, il libretto di risparmio è doppiamente importante perché diventa anche il primo documento di identità.
Noorzia e Tamim hanno un sogno che esprimono mostrando un'eloquente opera d'arte: un tritacarne di legno che ingoia armi e fa uscire matite e quaderni. E' un sogno che hanno anche Hashmat e tutti gli afghani, bambine e bambini, uomini, donne e anziani: che la guerra finisca e si possa tornare alla normale vita di un paese in pace dove bambine e bambini possano giocare e andare a scuola.
(18 aprile 2008)
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