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Ambiente: Greenpeace scopre contrabbando di carne di balena in Giappone

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Le baleniere giapponesi smetteranno di cacciare le balene? Forse sì. Greenpeace, l'associazione ecologista in prima linea da anni contro la caccia ai grossi cetacei, in Giappone, ha scoperto un contrabbando di carne di balena.



Le baleniere giapponesi, nonostante le proteste della comunità internazionale continuano a cacciare i grossi cetacei con la scusa della ricerca scientifica. L'associazione ecologista, che da anni sta lottando contro la caccia alle balene, ha presentato le prove di questo contrabbando i cui responsabili sono i membri dell'equipaggio della nave macelleria della flotta giapponese, la Nishin Maru.


Carne di balena contrabbandata dall'equipaggio della nave baleniera giapponese Nishin Maru (foto Greenpeace)

Le indagini di Greenpeace sono durate quattro mesi e il dossier contenente le prove è stato consegnato alla magistratura giapponese. L'associazione ecologista ha indetto una conferenza stampa a Kyoto nella quale ha mostrato una delle scatole di carne di balena messe in commercio illegalmente. Secondo Greenpeace i membri dell'equipaggio della Nishin Maru si spartiscono i pezzi migliori di carne, li sbarcano nel loro bagaglio personale e li rivendono ai trafficanti di carne di balena.

Anche gli ufficiali delle navi, il personale della Kyodo Senpaku, (la compagnia che controlla le operazioni della flotta baleniera giapponese) e l'ICR (Istituto di Ricerca sui Cetacei che gestisce la "ricerca scientifica") sapevano di questi traffici che durano da decenni.

Dopo l'arrivo della Nishin Maru a Tokyo, lo scorso 15 aprile, Greenpeace ha documentato che carne di balena veniva caricata su un camion speciale, alla presenza degli ufficiali della Kyodo Senpaku e dell'equipaggio, e ne ha seguito il percorso fino a un deposito. Una delle casse è stata intercettata dagli attivisti per verificarne il contenuto fraudolento. La bolla di consegna indicava come contenuto "cartone" ma in realtà la cassa conteneva 23,5 kg di carne di balena salata di "prima scelta", per un valore di circa 2.000 euro.

La caccia commerciale alle balene è vietata dal 1986 per decisione della Commissione Baleniera Internazionale (IWC). Per aggirare quest'ostacolo, il Giappone sostiene di portare avanti un'attività di "ricerca scientifica", che in vent'anni non ha raccolto un solo dato utile su questi animali.

In Giappone, il Nippon Research Center Ltd, ha realizzato un sondaggio su un campione di 1.501 persone tra 15 e 60 anni. Le interviste sono state raccolte tra il 18 e il 23 gennaio 2008 mentre la nave di Greenpeace "Esperanza" disturbava la flotta baleniera giapponese per impedire la caccia dei cetacei.

I risultati del sondaggio dicono che il 25% dei giapponesi si oppone alla caccia baleniera, il 31% la sostiene e il 44% non ha un'opinione. Tra questi ultimi, oltre l'80% non è d'accordo con la caccia baleniera in acque internazionali, quindi è contro la mattanza in Antartide.

Anche tra i sostenitori della caccia quasi il 40% non la approva in acque internazionali. In generale il 71% dei giapponesi non sostiene la caccia in altura.

Dal sondaggio risulta che l'87% dei giapponesi non sa di finanziare la caccia baleniera coperta da ricerca scientifica. La spesa che il governo giapponese impiega si aggira attorno ai 500 milioni di Yen (5 milioni di dollari l'anno) sborsati in tasse dai contribuenti giapponesi.

Per firmare la petizione di Greenpeace contro la caccia baleniera clicca qui

(17 maggio 2008)

 
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