Cogliendo l’occasione di una mostra veramente notevole, organizzata a Firenze dalla Fratelli Alinari e dalla Provincia di Firenze, abbiamo deciso di guidare i nostri lettori alla scoperta, anzi meglio sarebbe dire alla riscoperta, di un grandissimo fotografo, l’ungherese Endre Friedmann, più conosciuto sotto il nome di Robert Capa...(di Maurizio Berlincioni)
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I fotografi
Robert Capa (1913-1954)
Fotogiornalista di guerra |
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di Maurizio Berlincioni
Cogliendo l’occasione di una mostra veramente notevole, organizzata
a Firenze dalla Fratelli Alinari e dalla Provincia di Firenze, abbiamo deciso
di guidare i nostri lettori alla scoperta, anzi meglio sarebbe dire alla
riscoperta, di un grandissimo fotografo, l’ungherese Endre Friedmann, più
conosciuto sotto il nome di Robert Capa, lo pseudonimo da lui adottato quando,
ancora giovanissimo, iniziò a proporre i suoi lavori alle agenzie di
stampa presentandosi come un famoso fotografo americano. Il trucco venne
presto scoperto e Andrei decise allora di cambiare definitivamente nome.
La sua fama è legata alle immagini della guerra: come fotografo egli
ha infatti seguito per quasi 18 anni tutti i maggiori conflitti mondiali
- cinque, per la precisione - fino a quel terribile 25 maggio del ‘54 quando
una mina calpestata in una risaia del Vietnam pose fine a soli 40 anni alla
sua breve ma intensa vita di uomo e di giornalista.
| In
cerca di rifugio durante un’incursione aerea, Barcellona, gennaio
1936
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Amico
di personaggi importanti - specialmente artisti e scrittori - non disdegnava
la compagnia di donne belle e affascinantii; pieno di energia e di gioia
di vivere, Capa era un uomo che amava la pace e odiava la violenza e il
terrore, ma il destino volle che quasi tutta la sua vita fosse invece
legata proprio alle sofferenze causate agli uomini dal loro coinvolgimento
nel gioco mortale della guerra e dell’oppressione.
Lasciò ancora ragazzo l’Ungheria oppressa dal regime autoritario
di Horthy per trasferirsi a Berlino, ma presto abbandonare anche questa
città per sfuggire all’antisemitismo dei nazisti. Trovò finalmente
rifugio a Parigi, una città dinamica, colta e cosmopolita che sembrava
fatta apposta per lui, e lì continuò a lavorare come fotogiornalista.
Profondamente coinvolto dall’avventura della Spagna repubblicana, fu uno
dei primi a testimoniare, proprio da quel fronte dove anche lui era stato
direttamente toccato dalla tragedia con la perdita della compagna Gerda
Taro, il coraggio, la determinazione e la tenacia di uomini e donne comuni,
attori e vittime, loro malgrado, di un orribile gioco al massacro.
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| Morte
di un miliziano lealista nei pressi di Cerro Muriano (fronte di Cordova),
probabilmente il 5 settembre 1936 |
Richard
Whelan nell’introduzione al catalogo della mostra sostiene, a ragione,
che nonostante Capa “realizzasse le sue fotografie per sostenere le
cause di coloro nei quali egli credeva fermamente, come gli antifascisti
spagnoli, i cinesi, gli alleati della seconda guerra mondiale, gli ebrei
durante la guerra di indipendenza israeliaoa, paradossalmente testimoniava
la propria simpatia ad entrambe le parti in conflitto ...... Ad esempio
è palese la sua simpatia per i giovanissimi soldati tedeschi fatti
prigionieri dagli americani in Italia ..... Molti dei loro compagni erano
stati massacrati durante i combattimenti. Sebbene questi soldati rappresentassero
«il nemico», essi erano anche vittime, in quanto esseri umani,
delle orrende strategie della guerra.
Parimenti, nella celebre foto scattata a Chartres nel 1944, la giovane
donna punita con la rasatura della testa per aver avuto un figlio da un
soldato tedesco si trasforma in una Madonna tormentata dai demoni”.
Si potrebbe continuare a lungo l’analisi del lavoro di Capa e sempre troveremmo
nelle sue foto un senso di intimità e di immediatezza, di compassione
e di immedesimazione nel dolore e nella sofferenza delle persone ritratte.
Aveva l’anima di un vero artista e svolgeva il suo lavoro con intelligenza
e passione, con sensibilità e ingegno. Il suo lavoro non è importante
solo per la rilevanza degli eventi trattati, ma anche per la sua straordinaria
qualità formale che lo colloca al di fuori del tempo e ad un livello
universale.
Sulla
strada da Namndinh a Thaibinh, 25 maggio 1954 -
Si tratta dell’ultima foto scattata da Capa prima di morire per aver
calpestato una mina
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Assieme agli amici H. Cartier Bresson, David (Chim) Seymour e George Rodger
fondò l’agenzia cooperativa “Magnum”, di cui fu presidente dal 1950
al 1953.
Lo scrittore americano John Steinbeck, suo grande amico disse di lui che
“sapeva cercare, e poi sapeva usare ciò che trovava. Sapeva, ad
esempio, che la guerra, fatta in così larga misura di emozione, non
si può fotografare; ma egli spostò l’angolo, e la fotografò.
Su un volto di bambino sapeva rivelare l’orrore di tutto un popolo. Il
suo apparecchio coglieva le emozioni, e le conservava. L’opera di Capa
è da sola, tutta insieme, l’immagine di un grande cuore e di una
irresistibile pietà. .... Capa era in grado di fotografare il moto,
la gaiezza, la desolazione, Era in grado di fotografare i pensieri. Ha
creato un mondo, che è il mondo di Capa”.
per tutte le foto di Robert Capa:
Lender credit: Robert Capa Archive I.C.P., NY
Photo Copyright: 1996 Estate of Robert Capa
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