Cade un'altra teoria dell'evoluzione. Non è l'uso del pollice o un cervello più grande che hanno portato allo sviluppo dell'essere umano moderno ma l'avvento dell'infanzia. Questa nuova teoria arriva da uno studio dei ricercatori dell'Istituto Max Plank per l'Antropologia Evolutiva di Lipsia, coordinato da Jean Jaques Hublin...
Il lavoro pubblicato dalla rivista scientifica Nature nel numero del 16 Settembre 2004, mette in evidenza la differenza dello sviluppo cerebrale dei primati a confronto con il cervello dell'uomo moderno. L'indagine degli antropologi sull'unico fossile del cranio di un bambino di Homo erectus, datato 1,8 milioni di anni scoperto a Giava nel 1936, ne è la prova.
Lo studio del cranio del piccolo Homo erectus, di 12 mesi di età, chiamato "bambino di Mojakerko", attraverso la tomografia computerizzata, ha confermato agli scienziati che lo sviluppo del cervello era già tra il 72 e l'84% della crescita di quello di un'adulto. Uno sviluppo cerebrale molto simile a quello di un piccolo di scimmia.
Gli studiosi sono portati a pensare che l'infanzia sia giunta molto più recentemente e parlano di un periodo tra un milione e 500 mila anni prima dell'Uomo di Neanderthal e dell'Uomo Sapiens. Solo l'uomo moderno alla nascita ha una immaturità che lo mette un una situazione nella quale è per anni estremamente bisognoso di cure ed occorrono molti anni per metterlo in condizioni di imparare il linguaggio del gruppo dal quale ha avuto la nascita. (Redazione web)