Frammenti dall’archivio del Mozambico (1982 - 1992)
La mostra rimarrà aperta dal 24 maggio al 20 giugno 2005
Serata con lautore martedì 15 giugno dalle ore 18.00 alle ore 20.00
Da lunedì a venerdì, dalle 16.00 alle 18.30
La mostra è presentata da Azibul nello spazio espositivo di corso Garibaldi
34 a Milano
Archivi di Azibul n. 2 : foto di Gin Angri e testo di Cesare Colombo
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| Una delle immagini di Gin Angri |
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<<Gin Angri, chiuso nel suo studio di Como, ha ripercorso finalmente
il suo lungo diario per immagini dal Mozambico. Dieci anni, tra
il 1982 ed il 92, come insegnante ed animatore del Centro di Formazione
Fotografica, sorto a Maputo ad opera della cooperazione italiana per aiutare
i giovani professionisti di un paese martoriato ad affiancare alle tecnologie
dellimmagine unautonoma espressione di linguaggio.
Nelle valigie, al suo ritorno dopo quel decennio, ed altri brevi soggiorni
nel 93 e nel 2000 almeno quarantamila scatti in bianconero e migliaia
di color slides. Gli anni ormai trascorsi da quella decisiva esperienza (
)
gli permettono ora di riflettere a proposito delle variazioni di messaggio
che il tempo opera sulle immagini di origine ottica. Dove la propria testimonianza
vitale, la propria interpretazione si era mescolata al tratto specifico della
fotografia, al suo fondamento che ormai siamo abituati a chiamare documentario.>>
Così descrive Cesare Colombo, nel suo testo che accompagna, nel secondo
numero dei carnet Archivi di Azibul, alcune immagini scelte tra il vastissimo
materiale prodotto dallautore e che rappresenta la sintesi di più
di dieci anni di vita in Mozambico e dei suoi successivi ritorni.
Nel 1982 Gin Angri lascia lItalia e lattività di fotografo
professionista per andare a Maputo in Mozambico. Il Comitato di coordinamento
delle organizzazioni per il servizio volontario (COSV) gli offre loccasione
che cercava da qualche anno: un progetto di cooperazione internazionale in un
paese in via di sviluppo, nel quale mettere a frutto la sua esperienza e la
sua passione fotografica.
Esperienza e passione che si ritrovano inalterate nel lavoro dautore di
Angri e che accompagna gli anni dedicati alla formazione e alla ricerca per
una storia della fotografia locale. <<Per la fotografia sono nato in Mozambico>>
dice Gin Angri, volendo così generosamente capovolgere i termini, affidando
ai fotografi locali il compito dei formatori, e affermare nel contempo la sua
appartenenza ideale e culturale a una corrente di documentazione sociale in
fotografia.
<<Cera un clima di grande fermento culturale nella scuola, si viveva
e si mangiava fotografia. Leggevamo la Sontag, Benjamin, Barthes, le nostre
campagne fotografiche erano fatte per far conoscere>>.
I temi coinvolgevano gli aspetti quotidiani della vita degli allievi: <<le
architetture, divise tra lo stile del colonialismo e le baracche degli sfollati
a causa della guerra, le monoculture e limpoverimento del territorio,
lasciti di un colonialismo particolarmente arretrato; la povertà e la
fame assieme alla ricchezza del paese, dovuta ai diversi gruppi etnici, culture,
tradizioni e abitudini che si sono mantenuti nonostante la dominazione coloniale
...>>.
Si tratta di un programma sia tematico la descrizione delle condizioni
umane e dei problemi sociali sia funzionale - <<formare
limmagine di una nazione grande due volte lItalia >> , che
si riallaccia alla migliore tradizione dello stile documentario
che trova in Waker Evans, Dorothea Lange e gli altri fotografi della Farm Security
Administration la sua esemplare incarnazione. Quando, a complemento del suo
progetto, Gin Angri organizza nel 1990 una mostra itinerante (Karigana
ua Karingana - Cera una volta (catalogo Edizioni Coop, Milano, 1990),
dedicata al Mozambico contemporaneo visto dai suoi fotografi, riserva per sé
il compito di curatore.
Oggi con Preto e branco - Nero e bianco, lautore non solo
si è deciso finalmente a mostrare il suo contributo di bianco
alla fotografia multirazziale del Mozambico ma, come osserva Cesare Colombo,
<<
ha recuperato una possibile rilettura simbolica delle sue non
più vicine esperienze. Residui di tecnologie obsolete (carcasse dauto
o di navi, primitivi arredi, serramenti corrosi) diventano attualissime riflessioni
materiche. I bambini padroneggiano, o riscoprono, acqua, ferro,
gomme, sassi, bottiglie
additandoci, per il nuovo millennio, un mondo
ormai privo di giocattoli. Il rito delle fotografie in studio, i ritratti con
dichiarata esibizione di ruolo davanti alle lampade ed al cavalletto
ci portano a rimeditare su questo continuo tentativo di bypassare la
morte, attraverso un volto e un banale sorriso formato cartolina. Lestrema
chance che distingue il nostro ruolo sociale, che nemmeno con lorgia digitale
di questi anni riesce a spegnersi.>>.
Organizzazione e Ufficio stampa a cura di Azibul
In collaborazione con:
COSV Comitato di coordinamento delle organizzazioni per il Servizio Volontario
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