Una delle bambine intervistate nell'indagine di Save
the Children racconta di avere avuto rapporti sessuali in cambio di denaro con lavoratori delle ONG mentre un'altra dice che se va con i soldati delle
Nazioni unite può comprare cibo e ciò che le serve.
Dopo il disastro causato dalla guerra
civile negli ultimi 15 anni, la Liberia ha visto circa 1 milione e
300 mila civili spostati dalle loro case e messe in campi profughi.
Una situazione che ha portato il paese ad una condizione di povertà
cronica che, a coloro che riescono a lavorare porta un reddito di
circa 40 euro al mese.
Ma non sono solo coloro che lavorano
nelle ONG ad essere coinvolti negli abusi verso bambine e bambini dei
campi profughi del paese africano. Il documento di denuncia
dell'organizzazione internazionale parla di militari delle Forze di
Pace delle Nazioni Unite, poliziotti, militari liberiani, ex
combattenti, lavoratori governativi, persone importanti dei campi,
operatori di video clubs e altri.
L'età dei minori oggetto delle
attenzioni è tra i 10 e i 15 anni ma ci sono stati casi di
bambine di soli 8 anni che sono state abusate in cambio di qualche
nocciolina o per poter vedere un film oppure per un giro in
bicicletta. Qualche orco è stato più generoso offrendo
un cellulare o dei vestiti mentre qualche altro non ha nemmeno pagato
ciò che aveva promesso.
Il dossier, composto da 20 pagine (in
inglese) intitolato “From Camp to Community: Liberia study
on exploitation of children” (Dal campo alla comunità:
indagine sullo struttamento dei bambini in Liberia) è stato
realizzato alla fine del 2005 da un gruppo di operatori di Save the
Children che ha intervistato 158 bambini e 167 adulti di quattro
campi profughi.
In questo gruppo il 26% erano ragazzi,
il 23% ragazze, 27% uomini e il 24% donne. Il documento parla di
abusanti come uomini in età compresa tra i 30 e i 60 anni che
hanno uno status o denaro. Alcuni di loro vivono nei campi mentre
altri vengono da fuori o visitano i campi o vi lavorano
temporaneamente mentre altri vivono nelle vicinanze.
In alcuni casi i genitori intervistati
hanno persino parlato del fatto che l'abuso perpetuato alle loro
figlie serviva a supportare economicamente l'intera famiglia per
poter comprare cibo o beni di consumo essenziali.
Il dossier si conclude con le
raccomandazioni all'ONU, alle agenzie delle Nazioni Unite, ai
donatori, al governo liberiano, alle ONG e alle Forze di Pace delle
Nazioni Unite indicando suggerimenti su come muoversi per evitare che
ci siano pesanti conseguenze sulle comunità.