Always - Sunset on the Third Street, un film di Yamazaki Takashi
Data: Mercoledì, 10 maggio @ 13:00:43 CEST
Argomento: Agenzia di Stampa




Ha ricevuto una piccola ovazione da parte del pubblico il film giapponese Always – Sunset on the Third Street di Yamazaki Takashi presentato in anteprima al Far East Film Festival di Udine, la più importante vetrina europea per il cinema dell’estremo oriente giunta quest’anno all’ottava edizione.



La locandina del film giapponese Always

Il film di Yamazaki, una favola ottimista ma senza retorica, del resto, aveva le carte in regola per confermare il grande successo già raccolto in patria dove è stato uno dei dieci maggiori successi dell’anno ed ha ricevuto 12 statuette al Japan Academy Award.

Tratto da un manga di Saigan Ryohei, Always si avvale infatti di una veste altamente spettacolare posta tuttavia al servizio di una sceneggiatura abilmente orchestrata e di una messa in scena capace di controllare alla perfezione i toni da melodramma ottimista che a tratti rasentano pericolosamente la stucchevolezza.

Lo sfondo è quello di un quartiere popolare di Tokio nel 1958, perfettamente ricostruito in tutti i suoi dettagli grazie all’uso combinato della grafica in 3D per gli esterni e le scene di massa e di un minuziosissimo lavoro di artigianato scenografico capace di ricostruire nei dettagli arredi, suppellettili, costumi, creando così un effetto impressionante tanto per realismo quanto per suggestione.

Tra le tante storie che costellano il racconto, che si propone come affresco minimalista di un microcosmo sociale estremamente variegato ma compatto nel difendere i valori fondativi della società giapponese (la famiglia innanzitutto), spiccano per intensità quelle di Mutsuko, una ragazzina arrivata a Tokio dalla campagna rispondendo ad un’offerta di lavoro e che viene “adottata” dalla famiglia del suo principale, e quella di Junnosuke, un bambino abbandonato dalla madre e allevato suo malgrado dallo scrittore fallito Ryunosuke, gestore di un piccolo emporio.

E' proprio lo sguardo ingenuo e sognante dei suoi giovanissimi protagonisti che Yamazaki sembra abbracciare incondizionatamente in ogni sua scelta di regia che, al pubblico occidentale ricorderà probabilmente qualcosa che sta a metà strada tra la professionalità magniloquente di certe produzioni spielberghiane e l’artigianato sapiente e un po’ folle di Jeunet e Caro (Delicatessen).

Senza ambire allo status di capolavoro Always dimostra una volta di più come le cinematografie dell’Estremo oriente siano ancora capaci di credere in ciò a cui quelle occidentali hanno da molto tempo rinunciato: la capacità di narrare sogni, speranze e buoni sentimenti con grande libertà e senza tuttavia mai cadere nelle trappole ricattatorie della retorica.

(fabrizio colamartino)

10 maggio 2006






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