
Guarire la guerra, un convegno di tre giorni a Roma
Data: Luned́, 12 giugno @ 10:00:00 CEST Argomento: Agenzia di Stampa
Nel mondo oltre un miliardo di persone sta pagando gli effetti della guerra. Si tratta di un sesto dell'intera umanità che fa parte di una cinquantina di paesi, quelli che sono di solito tra i più poveri del pianeta.
L’Unità Psicosociale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM/OIM), in collaborazione con la Direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri italiano, organizza una conferenza internazionale per fare il punto sulle conoscenze e pratiche degli interventi psicosociali in risposta ai traumi da guerra, con particolare riferimento all’area del Mediterraneo e dei Balcani. Il simposio, dal titolo "Guarire la guerra", si terrà dal 19 al 21 giugno 2006, a Roma, presso la sala delle conferenze internazionali del Ministero degli Affari Esteri.
|
|
|
L'immagine è di Livio Senigalliesi
|
|
La guerra è una malattia. L’esperienza di realtà come Bosnia Herzegovina, Kosovo, Serbia, Israele, Palestina e Iraq, tutte realtà dove l’OIM interviene, mostrano come le ferite invisibili, le sofferenze di identità – in breve, i traumi psicosociali – continuano a riprodurre effetti subdoli e devastanti anche nel lungo periodo. I processi di ricostruzione post-bellica sono in molti casi concentrati solo su interventi materiali ed è evidente la contraddizione tra il perseguimento della pace e la disattenzione sull’elaborazione dei lutti, delle sofferenze delle persone, senza la quale non ci sarà guarigione, non ci sarà pace, ma solo riproduzione della violenza.
"La guerra non si guarisce nell’emergenza", spiega Natale Losi, psicoterapeuta, esperto internazionale nella cura dei traumi e direttore dell’Unità Psicosociale dell’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. "Le risorse destinate a un Paese colpito da un conflitto non possono essere impiegate solo in questa fase. I traumi devono essere considerati nella loro complessità, non solo per le loro conseguenze individuali, mediche o materiali, ma per le sofferenze di identità" continua Losi - "E' necessario un grande sforzo per formare adeguatamente operatori che sappiano intervenire nella complessità delle crisi, aiutando le persone e le comunità a ritrovare le loro identità, a interrompere la violenza, a guarire le proprie ferite invisibili. Questo raramente avviene".
Ora, per la prima volta in Italia, un simposio affronta la questione con un taglio multidisciplinare, con interventi di esperti e testimoni provenienti da Europa, Balcani, Canada, Nord Africa, Medio Oriente ecc. Nel corso della conferenza sarà possibile visitare la mostra fotografica di Livio Senigalliesi, che presenta immagini di conflitti nel mondo e delle persone che da essi sono coinvolte.
|
|