
Le politiche delle regioni italiane sull'infanzia. Rapporto Pidida
Data: Venerd́, 30 giugno @ 19:08:01 CEST Argomento: Agenzia di Stampa
"La Repubblica protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo", così recita il secondo paragrafo dell'articolo 31 della Costituzione della Repubblica Italiana. E su questo principio, il Pidida, Coordinamento per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, composto da una trentina di associazioni, lavora dal 2000 insieme all'Unicef per divulgare e promuovere la cultura dell'infanzia.
Partendo dal decentramento in atto nel nostro paese, nel 2004 in Lazio e Veneto è stato realizzato il progetto-pilota “Viaggio alla ricerca dei diritti dell’infanzia”, con l’obiettivo di analizzare le azioni in atto da parte delle Regioni italiane a favore dei diritti dei bambini e degli adolescenti, di realizzare una fotografia della loro condizioni di vita e del loro livello di partecipazione, per aprire un dialogo con istituzioni e associazioni, favorendo la partecipazione dei bambini e dei ragazzi. Il Gruppo sulla partecipazione con incontri di approfondimento con esperti internazionali e con il progetto “Viaggio alla ricerca dei diritti dell’infanzia” ha avviato il percorso che porterà nel 2008 alla redazione di un Rapporto sull’applicazione della Convenzione in Italia dal punto di vista dei bambini e dei ragazzi.
Nell'incontro svoltosi a Roma il 16 giugno 2006 sul tema "Viaggio alla ricerca dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza attraverso le Regioni italiane”, il coordinamento ha presentato i risultati di un questionario che ha distribuito alle regioni per aver una fotografia sulla situazione dell'infanzia e dell'adolescenza a livello territoriale. Appare uno spaccato interessante, in via di evoluzione ma, in alcune regioni della penisola poco partecipativo come se le regioni in questione non ritenessero prioritarie le politiche per l'infanzia.
Dal rapporto preparato dal Pidida "Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e decentramento: l'analisi delle politiche regionali" viene riportato il risultato delle schede consegnate alle regioni che comprendono tematiche che vanno dalla partecipazione dei bambini e i ragazzi (dall’art.12 della Convenzione sui diritti dell’infanzia) alle strategie per i diritti dell'infanzia, dai meccanismi di coordinamento ai bilanci regionali dedicati all'infanzia.
Nove schede consegnate agli assessorati e restituite al Pidida ci fanno vedere come si muovono le Regioni dello stivale e quali sono quelle a che lavorano maggiormente per le politiche per l'infanzia. Se 13 regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana, Provincia Autonoma Bolzano, Umbria) citano nel proprio statuto la tutela e/o la promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, solo la Regione Lazio cita espressamente anche la Convenzione sui diritti dell’infanzia.
Risulta poi che 19 regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Provincia Autonoma Bolzano, Umbria, Val d’Aosta, Veneto) hanno approvato una legge regionale istitutiva di un Osservatorio regionale sulle politiche per l’infanzia e l’adolescenza o di una struttura analoga, ex L.451/1997; di queste, 16 avrebbero un Osservatorio effettivamente operativo sul territorio. Invece in Lombardia l’Osservatorio non sarebbe ancora operativo, mentre in Sardegna quest’esperienza è iniziata e già conclusa.
Le regioni che svolgerebbero attività di cooperazione decentrata sarebbero 15 (Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Provincia Autonoma Bolzano, Umbria, Val d’Aosta, Veneto) mentre solo 6 Regioni hanno istituito sia una banca dati sull’infanzia e l’adolescenza, accessibile o meno al pubblico, sia un’anagrafe regionale dei minori che si trovano al di fuori della famiglia di origine: l’Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia, il Lazio, il Piemonte, la Toscana e il Veneto. La Liguria ha dichiarato d’avere una banca dati sull’infanzia e l’adolescenza e anagrafi comunali dei minori al di fuori della famiglia di origine.
Infine la figura del Garante. Otto regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Veneto) hanno approvato una legge regionale istitutiva del Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: soltanto nel Friuli Venezia Giulia, nelle Marche ed in Veneto il Garante è stato nominato, in Abruzzo e Basilicata è il Comitato Regionale per l’UNICEF a svolgere questa funzione. La nomina del Garante della Regione Lazio è in corso mentre Campania, Liguria, Molise, Puglia, le Province Autonome di Trento e Bolzano stanno lavorando ad un disegno di legge in materia.
30 giugno 2006
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