Morto il prof. Umberto Baldini. Salvò molte opere d'arte dall'alluvione del 1966
Data: Giovedì, 17 agosto @ 16:07:13 CEST
Argomento: Alluvione di Firenze 1966



Nel novembre del 1966, quando l'Arno si impadronì di Firenze, il prof. Baldini era direttore del Gabinetto dei Restauri della Soprintendenza e, durante l'alluvione, fu uno dei protagonisti del salvataggio di molte tra le più belle opere d'arte di Firenze. E' deceduto il 16 agosto 2006 all'età di 85 anni.
Ecco come ha raccontato il giorno dell'alluvione nel libro "4 novembre 1966. L'alluvione a Firenze" pubblicato da Ibiskos Editrice Risolo di Empoli:




Il prof. Umberto Baldini
mentre controlla il
"Crocifisso" del Cimabue
durante l'alluvione del 1966
foto
di Torrini Fotogiornalismo
ripresa dal volume
"4 novembre 1966. L'alluvione a Firenze"
(Ibiskos Editrice Risolo, Empoli)


"...venni avvisato dall’allora sovrintendente Procacci alle 7:15 di mattina, corsi immediatamente in laboratorio di restauro, ma per fortuna non c’erano segni di acqua, quindi andai immediatamente verso gli Uffizi e, arrivato in via della Ninna, vidi che l’acqua era già alta al punto da arrivare all’altezza di un filobus.

In Piazza Duomo l’acqua era a quasi un metro e mezzo e anche in Piazza della Signoria la situazione era grave. Riuscii ad arrivare dentro gli Uffizi con l’acqua alla vita.

Negli Uffizi cercammo di portar via tutte le opere che potevano essere salvate, c’erano opere di Giotto, Tiepolo, Mantegna, c’era la ‘Vergine’ di Filippo Lippi. Riuscimmo anche ad elevare ‘L’incoronazione della Vergine’ del Botticelli, che non passava dalla porta per le sue dimensioni, in modo tale che le acque non la toccassero. Messe al sicuro le opere, con la dottoressa Bechelucci e il dottor Fossi, ci dirigemmo verso il Corridoio Vasariano sul Ponte Vecchio per salvare i quadri che erano in pericolo. Il ponte tremava e ci pareva che stesse per cedere.

Ci riuscimmo e subito dopo tornammo agli Uffizi, da dove dall’alto si poteva vedere la furia dell’Arno. Da lì si poteva vedere che il Ponte Vecchio stava cedendo, finché un camion trascinato dalla furia dell’acqua andò a sbatterci violentemente contro, facendone crollare le mura come un castello di carte. Quel terribile impatto fece un enorme buco che diede passaggio alle acque. Quel colpo fu la salvezza del Ponte Vecchio. Quando l’acqua calò erano le 3:30 di mattina e la città era totalmente buia."

Grazie a lui è stato salvato e restaurato il "Crocifisso" del Cimabue, alluvionato nella chiesa di Santa Croce. L'Opificio delle Pietre Dure, con il suo intervento, divenne un istituto di eccellenza per la formazione dei restauratori.

17 agosto 2006






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