I prototipi 2006 di auto a idrogeno
Data: Lunedì, 06 novembre @ 07:06:42 CET
Argomento: Blue Planet



Sono ancora troppo poche ma qualcosa per fortuna si muove. L'auto a idrogeno sta per diventare una realtà e il mondo forse sarà meno inquinato. Così si stanno finalmente muovendo le grossa case contruttrici che dominano il mercato mondiale: BMW, Toyota, Mazda, Honda, Mercedes, Opel e Fiat investono sull'idrogeno. Persino la Hummer ha creato un prototipo.

Le più agguerrite appaiono le giapponesi, forse perché vogliono essere le prime dopo l'uscita della Hy-wire, prototipo della GM di qualche anno fa che annunciava la produzione entro il 2010. La Toyota si era mostrata all'avanguardia mettendo sul mercato la Prius a doppio motore elettrico-benzina e oggi riappare sempre con il doppio motore ma questa volta elettrico-idrogeno mentre la Mazda ha prodotto un prototipo RX8 con un motore rotante che si adatta molto bene per funzionare a idrogeno. La Honda ha due progetti interessanti: la Fcx, un'auto che si può trasformare in centrale che produce energia e uno scooterone, l'Fc Scooter Hydrogen, per dimostrare che la tecnologia dell'idrogeno è possibile anche per le due ruote.


La Fiat Panda Hydrogen

Le case tedesche lavorano sodo. La BMW esce con la serie 7, un'auto che oltre a idrogeno può viaggiare anche a benzina. Questo grazie al suo motore a combustione interna anziché a celle di combustibile come vuole la tradizione dei veicoli a idrogeno. Ma sono presenti anche la Opel che continua con il modello sperimentale della Zafira Hydrogen 3, la prima che ha percorso 10.000 km tutti insieme e la Mercedes con il modello F600 Hydrogenius, somigliante a un'auto classe C.

Perfino l'Hammer, il gigante dei SUV, odiato dagli ambientalisti, e non solo da loro, per i consumi esagerati di carburante e quindi di inquinamento, ha il suo H2H Hummer Hydrogen che se fosse prodotto con motore a idrogeno farebbe la gioia di molti. E casa Fiat? Accetta la sfida con un prototipo Panda Hydrogen con una architettura full-power, risultato di un lavoro congiunto di Fiat Auto, del Centro Ricerche Fiat e di Fiat Powertrain Research & Technology con il sostegno dei Ministeri della Ricerca e dell’Ambiente.






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