
Garantire i diritti ai bambini Rom. Appello Unicef
Data: Mercoledì, 14 marzo @ 16:38:08 CET Argomento: Agenzia di Stampa
In Albania, Bulgaria e Romania tra il 20 e il 40% dei bambini Rom non sono nemmeno iscritti a scuola. In Bosnia-Erzegovina addirittura l'80% dei bambini Rom non frequenta la scuola. Appare questo sul rapporto “Breaking the cycle of exclusion” (Rompere il ciclo dell'esclusione), uno studio dell'UNICEF sui bambini Rom nell'Europa sud-orientale e in Germania presentato durante la Conferenza congiunta tra l'organizzazione umanitaria e la Commissione infanzia del Parlamento tedesco.
Attraverso il documento (PDF 4.4Mb, in inglese, scaricabile nel sito http://www.unicef.it) l'UNICEF fa appello ai governi europei affinché i bambini Rom godano degli stessi diritti alla salute, all'istruzione e alla protezione garantiti a tutti gli altri bambini.
L'occasione è stata la conferenza su "I bambini Rom in Europa, tra integrazione e isolamento", dove ha lanciato un appello ai politici, ai media e alle autorità affinché si adoperino attivamente per il superamento dei pregiudizi verso la più vasta minoranza etnica in Europa - che conta tra gli 8 e i 10 milioni di appartenenti - e per contrastare il diffuso razzismo che colpisce i Rom. Circa la metà dei Rom presenti nell'Europa sud-orientale sono bambini o adolescenti.
Nell'Europa Sud-orientale, in particolare, dove la maggior parte dei Rom vive in condizioni di povertà estrema e ai margini della società, sforzi enormi devono essere compiuti affinché i bambini Rom abbiano accesso alla scuola e all'assistenza medica.
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La copertina di del rapporto Unicef sui bambini Rom in Europa
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L'UNICEF invoca regole più generose sul diritto di residenza per le famiglie Rom giunte come rifugiate in Germania, con figli nati o - per la maggior parte dei casi - cresciuti nel paese. Dei circa 50.000 Rom rifugiati in Germania, due terzi sono a malapena tollerati e rischiano ogni giorno la deportazione; non è permesso loro lavorare né frequentare corsi di lingua o di integrazione. In molte località non c'è obbligo scolastico per questi bambini o addirittura non hanno diritto di andare a scuola.
In occasione di una conferenza congiunta con la Commissione infanzia del Parlamento tedesco, l'UNICEF ha presentato uno studio sulla condizione dei bambini Rom in 7 paesi dell'Europa sud-orientale - Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia - e in Kossovo.
In collaborazione con l'UNICEF, inoltre, il Centro di ricerca sull'antisemitismo dell'Università di Berlino ha analizzato la situazione di circa 33.000 rifugiati Rom la cui presenza in Germania è tollerata. Sebbene diversi l'uno dall'altro, tutti condividono lo stesso destino: la maggior parte vive in povertà e costretta a crescere in condizioni spesso non migliori di quelle dei Paesi in via di sviluppo. Secondo quanto emerge dallo studio dell'UNICEF, sono soprattutto i bambini a risentire di povertà, discriminazione e assenza di prospettive per il futuro.
Povertà: centinaia di migliaia di Rom vivono isolati in ghetti e campi fatiscenti; due terzi di essi non hanno accesso a bagni e gabinetti. Le deplorevoli condizioni abitative alla periferia delle città conducono a sentimenti di rifiuto e alimentano il pregiudizio. In quasi tutti i paesi considerati, oltre la metà della popolazione Rom vive con meno di 100 euro al mese.
Sanità: due famiglie Rom su tre non hanno cibo a sufficienza. I bambini sono sempre meno frequentemente vaccinati e quando si ammalano le famiglie non si possono permettere le medicine. Il 20% dei bambini Rom non sono in buone condizioni di salute, contro il 7% dei bambini delle famiglie non Rom.
Accesso alla scuola: i bambini Rom sono seriamente svantaggiati se si considera la frequenza scolastica. Anche quando iscritti a scuola, frequentano "scuole per Rom", le sole ad essere mal attrezzate e prive di personale qualificato. I bambini Rom sono spesso indirizzati verso scuole per bambini con problemi particolari, per ragioni che appaiono non giustificate.
Livello di istruzione: dopo il crollo del comunismo e le guerre nei Balcani, i livelli d'istruzione hanno continuato a calare nella maggior parte dei paesi considerati. In Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Serbia e Kossovo la quota di Rom che non sanno leggere né scrivere è nettamente maggiore nella fascia d'età tra 14 e 24 anni rispetto a quelli tra 24 e 35 anni.
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