Ventidue anni dopo Chernobyl si continua a perdere tempo
Data: Sabato, 26 aprile @ 22:13:02 CEST
Argomento: Agenzia di Stampa





La cosa che stupisce è che noi esseri umani, anche davanti all'evidenza, ci rifiutiamo di imparare dagli errori. Il disastro nucleare di Chernobyl ci ha indicato chiaramente i pericoli e le conseguenze di una scelta energetica sul nucleare. Ma noi cosa abbiamo imparato?




La centrale nucleare di Chernobyl

Il 26 aprile 1986, uno dei quattro reattori della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, che faceva allora parte dell'Unione sovietica. La causa del terribile incidente, come spesso accade, fu umana. Durante un esperimento fuori controllo, per l'elevata temperatura raggiunta, (2000°C) prese fuoco la grafite del reattore n. 4 facendo fondere le barre contenenti il combustibile.

L'incendio della centrale nucleare durò per nove lunghi giorni sprigionando una nube radioattiva che dopo aver contaminato con il suo carico velenoso Ucraina, Bielorussia e Russia invase mezza Europa, Italia compresa. La grafite venne spenta dopo 1800 voli degli elicotteri antincendio che versarono sull'incendio enormi quantità di sabbia e piombo.

A 22 anni di distanza da Chernobyl, dopo tutti i danni causati, dalla fuoriuscita della nube velenosa, c'è ancora il rischio che il sarcovago nel quale è rinchiuso il cuore malato del reattore ceda causando un altro disastro. Nonostante ciò stiamo ancora discutendo se le centrali a energia nucleare devono essere costruite oppure no. Continuiamo a dimenticare, o a far finta che non esista il problema dello smaltimento delle scorie nucleari, un problema che rimarrà presente per migliaia di anni che dovremmo lasciare alle future generazioni.

Se durante tutti questi anni i governi, tutti i governi, si fossero impegnati veramente nella ricerca di fonti di energia alternativa anziché continuare a discutere forse avremmo fatto diversi passi avanti nella ricerca energetica, cercando di lasciare alle future generazioni un pianeta migliore di quello che abbiamo trovato.

Sandro Pintus

(26 aprile 2008)





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