
Videogiochi violenti. Piacciono ai ragazzi meno ai genitori. E l'UE cosa dice?
Data: Mercoledì, 21 maggio @ 16:55:55 CEST Argomento: Agenzia di Stampa
L'ultimo arrivato sul mercato, “Grand Theft Auto IV”, per la sua pericolosità ha messo d'accordo persino Barack Obama e Hillary Clinton che da mesi stanno lottando per chi si candiderà alla Casa Bianca.
I due candidati del Partito democratico USA, davanti alla violenza di questo videogame hanno affermato che ha reso più duro il mestiere di genitore.
Quando si parla di videogiochi violenti, pare che ora il primo sia proprio lui, il “Grande ladro di auto IV” che, oltre che rubare auto in tutti i modi possibili, uccide i nemici con la massima disinvoltura degna di uno spietato killer. Durante la prima settimana, negli USA, ha venduto circa sei milioni di copie e in Italia fino ad oggi ne sono state vendute 150 mila.
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Grand Theft Auto IV. Piace ai ragazzi, preoccupa i genitori
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Per il momento non c'è dubbio che piaccia ai ragazzi per i quali è quasi una mania. Piace invece meno a molti genitori che lo trovano violento e crudele. Nel frattempo il Codacons, una delle associazioni dei consumatori, ha presentato un esposto ad oltre cento Procure della Repubblica, alle quali chiede che venga aperta un'indagine sul videogame che “istiga a delinquere.
Quello dei videogiochi è un mercato in grande espansione e nel continente europeo, per il 2008, è previsto un giro d'affari attorno ai 7,3 miliardi di euro. Ci sono poi i videogiochi accessibili via internet e attraverso i cellulari che stanno conquistando una grossa fetta di mercato.
Il Italia, secondo i dati pubblicati dal quotidiano La Repubblica, l'industria dei videogiochi nel 2007 ha fatturato oltre 1 miliardo di euro con un aumento di quasi il 40% rispetto al 2006 mentre sono circa 8 milioni le famiglie che utilizzano questo tipo di gioco con un aumento del 34%.
Ma un videogame violento può scatenare aggressività nei bambini che lo usano? I pareri degli esperti sono discordanti e lasciano aperto il dibattito. Diventa però importante che i genitori, davanti all'acquiso di un videogioco per i propri figli, abbiano le informazioni che permettono loro di scegliere quello giusto, tenendo conto dell'età e del tipo di gioco.
La violenza e l'aggressività che possono scatenare i videogames violenti è una delle problematiche che mette in contrasto genitori e figli e perfino la Commissione europea è scesa in campo per dare delle regole. Nei 27 stati membri dell'Unione sono state censite misure di protezione contro i videogiochi più violenti e oggi 20 stati, dal 2003 applicano un sistema di classificazione in base all'età.
Si chiama sistema di Informazioni paneuropea sui giochi (Pan european game information-PEGI). E' un criterio di autoregolamentazione responsabile ma, nonostante sia un primo passo, secondo il commissario UE per la Società dell'informazione ai media Viviane Reding, bisogna dare piena attuazione al progetto PEGI Online lanciato nel 2007.
Secondo un'indagine della Commissione europea solo Germania e Lituania hanno leggi specifiche in materia mentre tra i paesi membri solo Germania, Italia, Irlanda e Regno Unito hanno vietato alcuni dei videogames ritenuti troppo violenti.
Quattro stati, Slovenia, Cipro, Romania e Lussemburgo invece non applicano nessun sistema di controllo e negli altri Paesi la legge varia da un membro all'altro. Uno degli obiettivi della Commissione europea è che gli stati membri possano integrare il PEGI nei sistemi di classificazione dei videogiochi e sensibilizzare le famiglie sulla sua esistenza.
(21 maggio 2008)
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