I principali nemici del cipresso sono due:
quello che viene chiamato il cancro del cipresso il cui nome
scientifico è Seridium cardinale e un afide, conosciuto scientificamente
come Cinara cupressi.
Un intervento del dr. Alberto Panconesi
primo ricercatore all'Istituto per la Patologia degli Alberi Forestali del C.N.R.
di Firenze
Il cancro del cipresso (Seiridium cardinale)
Il Seiridium cardinale è un microscopico parassita fungino
agente patogeno di una malattia nota come cancro della corteccia, che numerose
"vittime" ha già fatto e sta tuttora facendo in Toscana e in
molte altre parti dell'Italia e del bacino Mediterraneo. I sintomi caratteristici
di questa malattia sono la presenza sui rami e sul tronco di aree depresse,
deformate, crepate, dalle quali fuoriescono notevoli quantità di resina
e alle quali diamo il nome di "cancro".
Quando il cancro ha circondato l'asse di un rametto o di una
branca la parte soprastante muore e si manifestano disseccamenti su parti
più o meno estese della chioma. In primavera, sui cancri si formano delle
piccole pustole nere (acervuli) che contengono gli organi di riproduzione
del parassita (conidi). Questi, diffusi sulla pianta dall'acqua dall'acqua
piovana, vanno a causare nuove infezioni, che unendosi insieme alle vecchie,
provocano disseccamenti sempre più estesi fino alla morte della pianta.
La malattia può essere diffusa anche da alcuni insetti
(coleotteri Scolitidi) che durante il loro ciclo biologico passano dalle piante
ammalate a quelle sane infettandole. La lotta consiste nell'individuazione
precoce dei rami in via di disseccamento, alla base dei quali c'è sempre
la zona resinosa del cancro. Tali rami vanno asportati con un taglio effettuato
nella zona sana sottostante al cancro. Tutto il materiale infetto va raccolto
e bruciato.
Se il cancro è situato troppo in basso sul tronco, il
taglio della parte ammalata potrebbe compromettere l'aspetto estetico della
pianta; in questi casi (se il cancro non è troppo sviluppato lungo la
circonferenza) si può rimuovere chirurgicamente la parte infetta (con
un intervento specialistico) disinfettando la ferita prodotta e proteggendola
con appositi mastici.
Sulle giovani piantagioni, e particolarmente nei vivai, si
consigliano dei trattamenti chimici per aspersione alla chioma con prodotti
benzimidazolici (benomyl e carbendazim) ; due trattamenti in primavera e uno
in autunno. Per la sostituzione delle piante morte si consiglia l'uso di cloni
resistenti ottenuti dal nostro Istituto e da tempo in commercio con il nome
di "Bolgheri" e "Agrimed n. 1".
Si ricorda che l'efficacia di ogni tipo di lotta è condizionata
dalla bonifica fitosanitaria di tutto il territorio, bonifica che dovrebbe risultare
da una fattiva collaborazione tra Enti Pubblici e Proprietà, in attesa
di un regolamento che permetta l'abbattimento delle piante malate ovunque esse
si trovino.
L'afide del cipresso (Cinara cupressi)
Gli improvvisi e diffusi disseccamenti che si sono osservati
a fine primavera - inizio estate di quest'anno su cipresso comune (Cupressus
sempervirens) e su cipresso argentato (Cupressus arizonica e Cupressus glabra)
sono dovuti a delle massicce infestazioni di un insetto, l'afide Cinara cupressi.

Una colonia di afidi del cipresso (Cinara cupressi)
- foto C.N.R.
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Le colonie (gruppi di afidi)
si instaurano a forma di manicotto sulla corteccia dei giovani rametti già
lignificati. Gli afidi si nutrono pungendo la corteccia e succhiando la linfa.
Purtroppo la saliva che emettono durante la suzione è fitotossica e provoca
la necrosi del floema (tessuto conduttore della linfa) che successivamente porta
al disseccamento del rametto.
Le formiche che si nutrono della melata (sostanza zuccherina
prodotta dagli afidi), contribuiscono alla loro diffusione trasferendoli da
una parte all'altra della pianta, contribuendo cosi alla fondazione di nuovi
centri di infestazione.
All'inizio dell'estate, quando la temperatura si innalza e
siamo al massimo dell'infestazione, la linfa non riesce ad arrivare a destinazione
(apici fogliari) per la già citata necrosi dei tessuti conduttori, per
cui si ha un improvviso disseccamento della zona terminale dei rametti su
parte o sull'intera chioma della pianta.
Con l'aumentare della temperatura gli afidi scendono nel terreno
per ripararsi dai caldi dell'estate. Per questo motivo, quando sono visibili
i primi disseccamenti, la gran massa degli afidi non è più presente
sulla chioma delle piante, per cui ogni trattamento risulterebbe inutile.
I disseccamenti dovuti all'afide si differenziano da quelli
provocati dal cancro perché sono più improvvisi, sono distribuiti
più uniformemente talché le piante sembrano parzialmente o totalmente
bruciate, non c'è mai emissione di resina. Talvolta, prima che si manifestino
i disseccamenti, i rametti assumono una colorazione nerastra, detta "fumaggine".
Cio è dovuto alla colonizzazione della melata da parte di funghi opportunisti
di colore scuro.
La Cinara assomiglia, grosso modo, a quello che noi chiamiamo
volgarmente il pidocchio della rosa; sebbene essa sia leggermente più
grossa e più scura. Con un pò di attenzione le colonie degli afidi
sono visibili ad occhio nudo, talvolta la loro individuazione può essere
fatta seguendo il percorso delle formiche.
Contro la Cinara si possono eseguire dei trattamenti con aficidi
specifici a base di Pirimicarb (Pyrimor), prodotto dotato di bassa tossicità
verso l'uomo e altri insetti. Affinché i trattamenti abbiano successo
occorre colpire le prime colonie di afidi che si insediano sulla pianta dopo
lo svernamento (ciò avviene da noi entro il mese di marzo). I trattamenti
più tardivi sono sempre meno efficaci e addirittura inutili (come abbiamo
già visto) quelli fatti dopo la comparsa dei disseccamenti.
L'esecuzione del trattamento è subordinata alla presenza
dell'afide che può essere rilevata scuotendo le piante, facendo cosi cadere
l'insetto su di un foglio o un telo bianco sottostante. L'efficacia del trattamento
è legata a una accurata irrorazione di tutta la chioma, soprattutto dei
rametti interni.
Un'ultima osservazione è che occorre aspettare ad abbattere le piante,
anche se molto danneggiate, poiché spesso possono recuperare dalle gemme
avventizie.