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1966: L'alluvione di Firenze


Il 4 novembre del 1966
l'Arno allagava la cittą.
Le immagini e i racconti
di quei giorni in un libro.
Dal senatore USA
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Sviluppo sostenibile: Il ''capitale della natura'' da mettere in conto nell'economia mondiale

Blue Planet

E' una visione nuova dell'economia quella studiata dal rapporto del Programma Ambiente delle Nazioni Unite. Un ettaro di foresta tropicale può ‘valere’ più di 16mila dollari all’anno, investire nel restauro di un ettaro di area costiera fino a 73.900 dollari l’anno. Tra gli ambienti naturali restaurati ‘rendono’ i più praterie, foreste tropicali, boschi e mangrovie. Anche il WWF condivide la teoria.




La copertina del TEEB sull’Economia degli Ecosistemi e la Biodiversità, realizzato dal Ministero dell’Ambiente tedesco e dalla Commissione Europea


Secondo un nuovo rapporto del Programma Ambiente delle Nazioni Unite gli economisti non stanno tenendo conto del valore delle risorse naturali dei loro paesi, mettendo così a rischio il benessere di miliardi di persone e contribuendo alle catastrofica perdita di biodiversità.

L’Economia degli Ecosistemi e della Biodiversità per i responsabili politici Nazionali e Internazionali 2009 (The Economics of Ecosystems and Biodiversity for National and International Policy Makers 2009) (TEEB), pubblicato oggi, dichiara che i governi dovranno adottare sistemi contabili più efficaci per misurare il vero valore delle risorse naturali affinchè tale valore possa veramente contribuire ed essere integrato nelle decisioni governative.

Lo studio TEEB sull’Economia degli Ecosistemi e la Biodiversità è stato realizzato dal Ministero dell’Ambiente tedesco e dalla Commissione Europea come risposta alla proposta lanciata dai Ministri dell’Ambiente del G8+5 di realizzare il primo studio globale sui meccanismi economici responsabili della perdita di biodiversità.

Anche il WWF ha dichiarato di condividere i risultati di questo rapporto in vista del suo impegno per il prossimo 2010 - Anno della Biodiversità, ed esorta i governi ad accogliere la richiesta di riformare le loro politiche economiche per mettere un freno alla distruzione delle risorse naturali e dei beni o servizi che procurano a noi e al Pianeta.

Secondo il rapporto l’investimento nella conservazione, nella gestione e nel restauro degli ecosistemi può generare profitti economici e servizi alla società superiori ai profitti dovuti ad un utilizzo non sostenibile delle risorse naturali, come la distruzione delle foreste o la pesca industriale.
L'associazione ambientalista segnala che secondo alcuni studi sul valore economico dei servizi degli ecosistemi risulta che un solo ettaro di foresta tropicale può fornire servizi fondamentali quali cibo, acqua, materie prime, sostanze farmacologiche, mitigazione climatica, purificazione dell’acqua, turismo, per un valore di oltre 16mila dollari l’anno.

E se si prova poi a fare i ‘conti’ su quanto può rendere in termini economici il restauro di alcuni ambienti degradati si scopre che, ad esempio, per ogni ettaro di area costiera ripristinata la comunità avrebbe una ‘rendita’ di circa 73.900 dollari, 14.200 per un ettaro di zone umide e fino a 129mila dollari per le barriere coralline.

Tra gli ambienti naturali che, una volta ripristinati, rendono di più in termini economici ci sono le praterie (75,1 come rapporto costi/benefici), le foreste tropicali (37,3,), i boschi e la macchia (28,4) e i boschi di mangrovie (26,4).

“I governi devono prendere spunto dalle indicazioni di questo rapporto imparando a considerare la natura in modo più ampio” dichiara Gordon Shepherd, Direttore delle Politiche Regionali e Globali per il WWF. “Adottando un’economia con un approccio più intelligente e completo la distruzione delle risorse naturali potrebbe arrestarsi, ma al momento stiamo pagando per l’ ignoranza di chi prende le decisioni.”


Le cascate di Iguazu,
nella foresta amazzonica



“Stiamo esaurendo il nostro capitale naturale senza comprendere il valore di ciò che abbiamo e che stiamo perdendo”, afferma il rapporto. “La degradazione del suolo, dell’aria, dell’acqua e delle risorse biologiche può avere un impatto negativo sulla salute dell’uomo, sulla sicurezza alimentare, sulla scelta dei consumatori e sulle opportunità commerciali.

Sempre secondo il rapporto i poveri nelle zone rurali dei paesi in via di sviluppo, che dipendono maggiormente dalla qualità e dallo stato di conservazione delle risorse naturali, sono purtroppo quelli maggiormente colpiti”, “Il problema è che i sistemi economici in vigore non attribuiscono un prezzo e quindi un valore ai servizi/beni prodotti degli ecosistemi e quindi alla biodiversità,” sostiene il rapporto. “Questo significa che i benefici che derivano da questi servizi vengono solitamente trascurati o grossolanamente sottovalutati nelle decisioni da prendere.” “Questo genera azioni che non solo portano ad una perdita di biodiversità ma hanno anche un impatto significativo sul benessere umano.”

Il rapporto elenca importanti raccomandazioni per chi opera nelle politiche nazionali e internazionali. Si chiede, tra l’altro, che vengano il prima possibile affrontati e rimossi tutti quei sussidi ad alto impatto ambientale - tra cui quelli (quasi un terzo) attualmente dedicati a sostegno dell’utilizzo di combustibili fossili - e che vengano aumentati gli investimenti per tutte le “infrastrutture ecologiche”.

La ricostruzione di un capitale verde di ambienti e di “servizi” costituisce uno strumento estremamente efficace – anche e soprattutto dal punto di vista dei costi/benefici - per contribuire agli obiettivi delle politiche ambientali, tra cui l’adattamento ai cambiamenti climatici, la riduzione del rischio collegato alle calamità naturali (calamità che risentono enormemente della degradazione degli habitat e degli ecosistemi) e, nell’ambito della lotta alla povertà, la disponibilità di acqua potabile e la sicurezza alimentare.

Il WWF segnala che per poter garantire profitti a medio e lungo termine anche le aziende devono assolutamente dare un valore alle risorse naturali da cui dipendono. In questo modo potranno non solo beneficiarne ma essere anche parte attiva nella soluzione delle crisi ambientali, come l’estinzione delle specie e la distruzione delle foreste.

“Sostanzialmente ci dovrà essere un impegno a 360° nella rivalutazione delle risorse naturali che dovrà coinvolgere governi, aziende private, accordi internazionali (come la Convenzione sulla Diversità Biologica) e le locale comunità locali”, ha dichiarato Shepherd. “Per risanare il nostro pianeta ci vorrà il contributo di tutti”.

Approfondimenti:
- Rapporto Teeb (pdf 7.1Mb) www.teebweb.org
- Tabelle sul valore degli ecosistemi (PDF 45kb-distribuzione WWF Italia)
- Il restauro ambientale (PDF 48kb-distribuzione WWF Italia)

Ufficio stampa WWF Italia – tel. 06 85597377- 213 - 265 - 463

(13 novembre 2009)

 
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