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| 1966: L'alluvione di Firenze
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Il 4 novembre del 1966
l'Arno allagava la cittą.
Le immagini e i racconti di quei giorni in un libro.
Dal senatore USA Ted Kennedy al prof.Umberto Baldini, dal ministro Vannino Chiti al prof. Alfio Del Serra
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| Libri, CD e DVD: Accabadora, romanzo sull'adozione e la cogenitorialitą in Sardegna |
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Erano gli anni Cinquanta quando, Maria, una bambina di Soreni, paesino immaginario della Sardegna, diventa fill'e anima (figlia di anima) di Tzia Bonaria Urrai. I fillus e anima sono bambine e bambini che vengono presi in adozione con l'accordo le tre parti: genitori biologici, quelli adottivi e i bambini stessi.
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| Accabadora, romanzo di Michela Murgia |
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A Bonaria, che a Soreni per vivere fa la sarta, è morto il fidanzato durante la Grande guerra. Non si è mai sposata e non ha figli, è su con gli anni e l'adozione le permette di diventare madre attraverso questa pratica non scritta, condivisa dalla società sarda.
Maria quarta figlia femmina di madre vedova diventa fill'e anima all'età di sei anni e rimane con Tzia Bonaria fino a quando, ormai adolescente, scopre che oltre al suo mestiere di sarta, colei che l'ha accolta in casa come una figlia fa l'accabadora: aiuta pietosamente a morire coloro che sono in agonia.
Ma il libro, come molti credono, non è sull'eutanasia. E' invece un romanzo sull'adozione e sulla cogenitorialità, una storia che parla di quei bambini - come dice Michela Murgia - generati due volte: la prima dai genitori biologici e la seconda quando scelgono - e a loro volta vengono scelti - dalle madri adottive. “A mia madre. Tutt'e due” si legge nella dedica del libro e l'autrice conosce bene l'argomento perché anche lei è stata generata due volte: è fill'e anima.
Il romanzo, profondo e intenso descrive con perizia e attenzione la vita e la cultura di quel pezzo di Sardegna. Michela Murgia, grande conoscitrice della sua terra, compone le sue pagine come una sinfonia con tempi forte e adagio, allegro e con brio, grave e doloroso. Scrive in modo poetico e schietto facendo spiccare con maestria la personalità dei suoi personaggi. Il libro mette in evidenza la società matriarcale e arcaica ormai scomparsa dove tutto è essenziale e importante nelle descrizioni, nelle parole e nei silenzi dei suoi personaggi.
Tzia Bonaria potrebbe essere una sciamana o una sacerdotessa, è comunque una persona che tutto il paese teme e rispetta ma è soprattutto una madre che aiuta la sua figlia adottiva a crescere e i figli in agonia della comunità che glielo chiedono, a passare oltre.
Con la potenza della scrittura tratta in modo magistrale, elegante e schietto della pietà e della balentìa, della maternità scelta e di quella subita, della solidarietà, dell'infanzia e della vecchiaia, dei piccoli gesti e delle simbologie di una società arcaica ormai sempre più rara. (sp)
- L'intervista
- I libri di Michela Murgia
Vedi anche: Il sito di Michela Murgia
(23 gennaio 2010)
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Punteggio Medio: 5 Voti: 1

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