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1966: L'alluvione di Firenze


Il 4 novembre del 1966
l'Arno allagava la città.
Le immagini e i racconti
di quei giorni in un libro.
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Interviste: Michela Murgia, parla di “Accabadora”

Agenzia di Stampa


"I bambini fill'e anima sono generati due volte - spiega l'autrice del romanzo Michela Murgia durante un incontro, a Firenze, alla Biblioteca delle Oblate – la prima dai genitori biologici e la seconda quando scelgono - e a loro volta vengono scelti - dai genitori adottivi". L'autrice di uno dei migliori romanzi degli ultimi anni parla del suo libro "Accabadora" pubblicato da Einaudi.


La scrittrice Michela Murgia (foto di Gianfranco Mura)
Uno dei protagonisti, che dà anche il titolo al suo romanzo, è l'accabadora, un personaggio che accompagna le persone nella morte. Come mai un personaggio così insolito e controverso?

L'accabadora, personaggio incarnato da Bonaria, non è il vero tema del libro. Il tema del romanzo è la maternità scelta. Il titolo induce al fraintendimento, ma lo induce solo in Sardegna perché solo nell'isola qualcuno sa che l'accabadora è una persona che accompagna i morenti nell'agonia fino alla morte. Il mio interesse è sempre stato quello di parlare di una maternità a tutto spettro, fuori dalla retorica della madre sempre buona, comprensiva e accogliente. La maternità ha anche dei lati oscuri e questa madre di cui io racconto, ha una concezione di maternità con tinte d'ombra. Lo stesso spirito con cui accoglie la bambina nella sua casa è lo stesso spirito con cui accompagna l'agonizzante alla morte. Ci sono tanti modi di essere madre. Non è detto che quello dell'accabadora sia peraltro più oscuro.

In Sardegna quella dell'accabadora è una figura un po' inquietante e fuori dalla norma. Non si capisce se è una figura mitica e se sia esistita veramente. E qualcuno smentisce la sua esistenza...

Allo stato attuale non ci sono documenti storiografici sufficientemente attendibili per affermare che sia esistita una figura istituzionale delegata dalla comunità per svolgere questo compito. Esistono delle narrazioni che riportano episodi di accabaduras che sono sicuramente corrispondenti al vero ma da qui a immaginare l'esistenza di una figura ministeriale con questo ruolo è una questione più complessa perché non esistono prove scritte. Per avere una conferma sarebbe sufficiente una condanna in un archivio storico ma fino a questo momento non ne abbiamo. Ma questo non significa che non sia esistita perché in Sardegna, per molti anni si è affidata la storia all'oralità. Tutto cià che era importante dirci ce lo siamo passarti a voce, spesso in rima per favorire il ricordo. La storiografia ufficiale però non riconosce valore alle testimonianze orali. Oltretutto io non ho fatto un lavoro antropologico e nemmeno un lavoro etnografico. Su questo tema l'antropologa Dolores Turchi ha lavorato molto e sicuramente può parlate in maniera più approfondita di me. Io sono invece rimasta suggestionata dalla potenza della figura dell'accabadora che è un archetipo. Sul piano in cui lavoro io, che è quello delle narrazioni, l'accabadora esiste perché esiste nei racconti. Tutto il resto lo lascio agli accademici.

Nel romanzo la figura dell'accabadora, con il suo potere di accompagnare il moribondo oltre, ha un riferimento al culto della Dea Madre?

Anticamente il culto della Dea Madre in Sardegna era certamente molto radicato ma si può soltanto presumere che il ruolo semi-sacerdotale delle donne nella società sarda, in particolare in quella lontana nel tempo più che in quella attuale sia ascrivibile a questo retaggio. Ma questa è materia antropologica.

In Sardegna come è stato accolto il libro?

Molto bene ma con sentimenti variegati. Esiste una sorta di mania sull'accabadora in Sardegna ma chi ha preso il romanzo cercando una sorta di informazioni o definizioni su questa figura è rimasto sicuramente deluso. A meno che non l'abbia trovato un bel libro e sia rimasto contento ugualmente. Il libro in Sardegna è stato accolto bene. Io dalla Sardegna ho avuto benevolenza. Sono una delle poche persone per cui non vale il detto 'nessuno è profeta in patria'.

Nell'isola esiste ancora la pratica di adozione che nel libro chiama fill' e anima?

Certamente. Io stessa sono una fill'e anima. Esiste con meno diffusione perché si fanno meno figli e perché è cambiato il contesto sociale che rendeva possibile quell'esperimento di cogenitorialità. Oggi le condizioni economiche non lo rendono più possibile ma è appartenuto a molte zone della Sardegna. Nella mia era sicuramente una pratica molto radicata.

Sandro Pintus

- La recensione
- I libri di Michela Murgia

Vedi anche: Il sito di Michela Murgia

(23 gennaio 2010)

 
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