La storia del Teatro povero di Monticchiello
Data: Sabato, 26 luglio @ 00:25:44 CEST
Argomento: Florence Art News



Il progetto del Teatro Povero nasce e si sviluppa a Monticchiello quando si comprende che attraverso questo complesso "rituale" il paese può vincere il rischio dell'isolamento e della disomogeneità sociale. C'è anche il pericolo di uno spopolamento interno e il borgo vive anche i disagi dell'isolamento cui lo relega la sua ubicazione. La strada asfaltata è una conquista che arriva negli anni '70 e a questo punto il teatro assume un significato nuovo ed importante per tutta la comunità.



Così, con la messa in scena del primo spettacolo teatrale del 1967, “L'Eroina di Monticchiello” (rielaborazione di un romanzo storico delle vicende dell'ultima guerra di Siena contro gli Spagnoli del 1553), la comunità cerca di richiamare l'attenzione dei paesi vicini, anch'essi in fase di spopolamento a causa della crisi dell'agricoltura. L'esperienza ha successo.


La home page del sito del Teatro povero di Monticchiello



L'autodramma
Nel 1969 ricorre l'anniversario di un episodio della Resistenza (mancata strage dei nazisti a Monticchiello) e gli abitanti, per rievocarlo con uno spettacolo, chiedono la collaborazione del giornalista e scrittore Mario Guidotti, che cerca di rendere critico il modello di lavoro ludico degli abitanti del luogo e capisce che l'azione più efficace è l'approfondimento della realtà socio-culturale del paese. Quel 6 aprile del '44 l'esperienza teatrale di Monticchiello si lega così al nome di Guidotti dando origine al sodalizio da cui nascerà il concetto di "autodramma" ed il vero "Teatro Povero.

Nel 1970 si presenta “Noi di Monticchiello”: uno spaccato di vita borghigiana che propone un approfondimento dei problemi di una comunità depressa e pur protesa disperatamente alla propria affermazione. Si può parlare di "teatro-verità", "teatro-vita" scritto più che da un autore, dagli stessi personaggi, cioè dalla gente di Monticchiello che, recitando se stessa (ecco l'autodramma, secondo la definizione di Strelher ), testimonia la propria realtà, presentandosi con le sue autentiche situazioni esistenziali e sociali.

Lo spettacolo presentato nell'estate del 1974 “Contadini o no” segna il primo ingresso della vicenda contadina negli autodrammi, che sarà a lungo un tema dominante. Vengono affrontati i problemi dovuti alo sfaldarsi della famiglia contadina, allo spopolamento delle campagne, all'urbanizzazione e alle profonde trasformazioni sociali dell'ultimo ventennio per arrivare poi alla conclusione, in cui si mette a fuoco il problema della valorizzazione della Valdorcia. La dialettica tra passato e presente dunque, è da ora in poi centrata sugli aspetti e sulle vicende del mondo contadino.

La piazza: nuovi orientamenti
Il teatro a Monticchiello è nato in piazza e la piazza, che del borgo rappresenta il centro, ospita d'estate gli spettacoli, trasformandosi ogni anno in palcoscenico, oltre ad essere da sempre il centro di aggregazione civile, di confessione, di decisioni, di autoanalisi.
Alla piazza che viene dedicato lo spettacolo del 1981 “La Piazza” il testo per la prima volta è scritto dalla gente del paese. Nasce il nuovo Teatro Povero. Fin d'ora, infatti, il mondo contadino era stato rappresentato puntando sugli aspetti più godibili e divertenti. All'interno di ogni spettacolo emergevano figure ricorrenti che incarnavano lo spirito popolare, beffardo ed ironico, dando vita a pittoresche macchiette.

Da questo momento invece, l'ottica viene spostata; si cerca di analizzare la famiglia colonica con rigore critico, cercando di recuperare l'aspetto più problematico, magari meno divertente, ma sicuramente più rispondente alla realtà. C'era con questo spettacolo il rischio di rompere l'esperienza che infatti un netto insuccesso. Tuttavia lo spettacolo riesce a rompere determinati equilibri e delinea il nuovo corso del teatro di Monticchiello.

Negli spettacoli successivi al 1981 il Teatro Povero sembra aver rinnovato lo stile tradizionale seguendo indicazioni più moderne. La tradizionale presentazione della società contadina non viene più recuperata soltanto attraverso macchiette bozzettistiche, ma è analizzata e scrutata criticamente in tutti i suoi aspetti, insistendo molto sul lato filosofico e sociologico del tema.

ZoIlet del 1983 ne è l'esempio lampante. Il titolo è appunto un neologismo pubblicitario per designare la vecchia zolla di terra che, in un mondo plastificato e sintetico, non potrà che essere "venduta" in scatole nei banconi del supermercato.
Alla fine del 2006 la denuncia di alcuni intellettuali capitanati da Alberto Asor Rosa circa presunte pratiche di speculazione edilizia nei dintorni di Monticchiello fa scoppiare lo scandalo del cosiddetto “ecomostro”, definizione giornalistica che si estenderà presto ad individuare oltre 120 casi di cementificazione a danno del paesaggio denunciata da vari e diversi comitati di protesta ambientalista nel confronti della Regione Toscana e del suo PIT (piano territoriale integrato).
La vicenda provoca reazioni e opinioni differenti nel paese di Monticchiello che si riflettono negli spettacoli successivi: A(h)ia (2007) e Il paese del B(a)locchi (2008).

(25 luglio 2008)

INFORMAZIONI TURISTICHE
ufficio turistico del teatro povero
Tel 0578 755118 – www.teatropovero.it





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