Marco Cavalieri parla degli scavi archeologici di Torraccia di Chiusi
Data: Mercoledì, 04 marzo @ 16:55:39 CET
Argomento: CatPress Speciali




In questa intervista Marco Cavalieri, responsabile degli scavi di Aiano-Torraccia di Chiusi, ci spiega cosa è la Villa romana e a cosa è dovuta la sua importanza archeologica.










Marco Cavalieri nel cantiere archeologico
di Torraccia di Chiusi


Professor Cavalieri, come è nata la scelta del sito archeologico di Torraccia di Chiusi?

Il sito era conosciuto alla Soprintendenza Archeologica della Toscana dal 1977, quando fu emesso un vincolo archeologico per proteggere i resti archeologici ancora da scavare. Nel 1931, un ancora giovane Ranuccio Bianchi Bandinelli, il padre italiano della storia dell’arte antica, scriveva di materiali archeologici provenienti dal sito. In funzione di queste due premesse, e a seguito di una serie di ritrovamenti sul terreno avvenuti negli ultimi anni, si è deciso l’intervento.
Da un punto di vista scientifico, inoltre, Aiano-Torraccia di Chiusi si trova in un contesto territoriale, la media Val d’Elsa, ben conosciuto nelle fasi etrusca e medievale, ma ancora carente per la fase romana e tardoantica (II sec. a.C. – V sec. d.C.). Il sito permette di studiare il popolamento rurale in età romana, il ruolo della villa nel territorio, l’ambito sociale (estremamente elevato) dei proprietari della villa.

A cosa è dovuta la sua importanza?

L’importanza della villa di Aiano-Torraccia di Chiusi è data da diversi fattori. Le dimensioni della villa, 1 ha di strutture individuate mediante indagini geofisiche (uso del radar) laddove sarebbe stato difficilmente immaginabile la presenza di una struttura di tale impatto. Si ricordi che la villa, durante la fase tardo antica, manifesta una decorazione che fa utilizzo di marmi colorati - provenienti da Tunisia, Egitto, Turchia e Grecia - e di una sala interamente pavimentata con un pavimento in cementizio composto da un mix di sabbia, calce e ciottoli di fiume a decorazione musiva prevalentemente geometrica.
Inoltre il sito ha evidenziato materiali che vanno dal IV sec. a.C. e strutture che scendono fino al VII sec. d.C., coprendo un gap cronologico di più di 10 secoli, dato che offre spunti di riflessione circa la continuità di vita in questo territorio. Infine, la villa permette di comprendere il difficile e drammatico passaggio tra mondo antico e Medioevo, manifestando una sostanziale non soluzione di continuità.

Quali sono i reperti più importanti scoperti nel sito?

La struttura in sé è di straordinario interesse per planimetria e per conservazione degli alzati che in alcune zone già scavate arrivano a toccare il 1,5 m. Inoltre il pavimento in cementizio della sala triabsidata ha una conservazione ed una ricchezza decorativa assolutamente inedite per la Toscana coeva, anche in ragione di una tecnica edilizia dello stesso che si gli studi moderni ritenevano scomparsa almeno al III sec. d.C., mentre a Torraccia è ancora presente al V sec. d.C. (data di un primo restauro alla sala triabsidata, dopo la sua creazione nel III-IV sec. d.C.). Tra i reperti più particolari rinvenuti, una statuina antropomorfa, a fattezze geometrizzate; un anello in bronzo con castone in pasta vitrea, un sigillo in steatite, insieme ad una numerosissima quantità di altri materiali in ceramica - locale e importata - e bronzi.

Come è avvenuta la trasformazione della Villa in officina metallurgica?

Tra la fine del V e il VI sec. d.C., crollata la struttura politica e sociale dell’Impero Romano d’Occidente, e penetrate in Italia ondate di popoli cosiddetti “barbari”, prima i Goti, poi i Longobardi, la villa viene è abbandonata. All’abbandono segue il successivo reinstallarsi sul sito di genti dalla chiara cultura germanica (Longobardi) che usano la villa non come una residenza, ma come una cava di materie prime da riciclare, reimpiegare per fini di tipo verosimilmente commerciale. I marmi della decorazione parietale vengono calcinati per farne calce, per l’appunto; le tegole e i mattoni della parti laterizie della villa, vengono smontati per ripavimentare alcune zone della stessa che, da aree residenziali, si trasformano in ateliers produttivi: per ceramica, per la metallurgia del ferro, del bronzo, del piombo ed anche dell’oro. Tra questi ateliers, uno dei più importanti è quello per il vetro. A tal fine, per produrre una serie di manufatti in pasta vitrea come i grani di collona, si rifondevano le tessere di mosaico - sempre in pasta vitrea - che in origine dovevano decorare le pareti della villa stessa.

Quanto tempo è previsto per la conclusione degli scavi e quanti fondi occorrono per il lavoro?

Difficile parlare di un timing, ma se si considera che in quattro anni abbiamo investigato 1000 mq dei 10 mila presunti, il calcolo è semplice. In funzione dei mezzi, però, è ipotizzabile un’attività che duri ancora quattro o cinque anni, con l’intento, successivamente, di fare del sito un’area archeologica attrezzata per la visita. Quanto ai costi, non sono enormi paragonati a quelli di un cantiere archeologico, ma nella contingenza attuale sono estremamente difficili da reperire: ogni campagna, della durata di due mesi (luglio/agosto) con una presenza di circa 25 persone, può costare tra i 45 mila ed i 50 mila euro.
In cinque anni di attività previste da compiere, ivi compresa una pubblicazione complessiva sul sito, è ipotizzabile una spesa di circa 300 mila euro. Allo stato attuale del money scout, però, tale cifra risulta inarrivabile, la mancanza di fondi avendo già messo a grande rischio la campagna di scavi 2009.

(Sandro Pintus)

Vedi anche:
Mosaici e officine metallurgiche scoperte in Villa romana della Val d'Elsa
Université Catholique de Louvain
Gallery fotografica

(Le foto di questo servizio sono di Pierre Daumerie, Marco Cavalieri et Raphaël Nys)

(4 marzo 2009)





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