Le zanzare presenti in Italia e le malattie che trasmettono
Data: Sabato, 07 settembre @ 12:34:13 CEST
Argomento: CatPress Speciali



Secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità si conoscono oltre 3 mila specie di zanzare suddivise in 30 generi. Di queste circa i 3/4 vivono in aree tropicali e subtropicali. In Italia se ne contano 64 specie, delle quali una decina rivestono un interesse sanitario. Vediamo le quattro più conosciute.



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Pappatacio (Phlebotomus papatasi) - Questa foto è tratta da Wikipedia e non è coperta da diritto d'autore. Proviene dal Centers for Disease Control and Prevention's Public Health Image Library.  

Il modo di nutrirsi delle zanzare femmine (i maschi si nutrono di nettare) è comune a tutte le specie, con qualche differenza nella modalità di pungere. Individuata la fonte di cibo, infilano il labbro diverse volte nella pelle, fino a trovare i capillari, iniettando saliva che impedisce la coagulazione del sangue da succhiare.

La saliva provoca una reazione infiammatoria con un pomfo che produce il prurito e, grattato, permette alla saliva di spargersi e aumentare l'infiammazione. La zanzara tigre e quella coreana sono estremamente veloci in questa operazione. Tutte depongono le uova anche in piccole quantità d’acqua che si trovano in vecchi copertoni, grondaie, abbeveratoi per uccelli, e qualsiasi altro accumulo di acqua stagnante.

Zanzara comune (Culex pipiens) è la più comune dell'emisfero boreale e fino a qualche anno fa era la “regina” incontrastata delle notti estive italiane ed europee. É attiva dal tramonto all'alba e il corpo è lungo da 5 a 7 mm. Riesce a succhiare tra 2 e 5 microlitri di sangue. La femmina ha bisogno del sangue per produrre le circa 200 uova per ogni deposizione. Quando non riesce a trovarne a sufficienza si nutre anche di nettare ma non riesce a produrre oltre una ventina di uova.

Zanzara tigre (Aedes albopictus) è arrivata in Europa negli anni Novanta e in Italia una decina di anni dopo. Originaria del sud-est asiatico, ha sfruttato i trasporti commerciali umani riuscendo a diffondersi tutto il pianeta: nella metà del XX secolo arrivò in Africa e nel Medio Oriente, quindi in America latina, poi negli Stati Uniti, in Oceania e infine in Europa. È inserita nell'elenco delle 100 specie aliene più dannose del mondo. L'insetto, lungo da 2 a 10 mm, è chiamato tigre per il corpo tigrato bianco e nero. La femmina si distingue dal maschio perché ha un corpo di maggiori dimensioni, di circa il 20% più grande, e come tutte le femmine di zanzara si nutre di sangue di animali a sangue caldo.

A differenza della zanzara comune, questa è attiva anche durante il giorno, punge rapidamente riuscendo a fuggire velocemente. È portatrice di vari agenti patogeni e virus. Tra questi, il virus della febbre del West Nile, della febbre gialla, dell'encefalite di St. Louis, del dengue, il patogeno della dirofilariasi e chikungunya. Nella privincia di Ravenna, nell'estate del 2007, ci fu la prima epidemia europea di chikungunya, una malattia scoperta in Tanganika (l'odierna Tanzania) nel 1952, una patologia simile all'influenza, che porta alte febbri, dolori articolari e altri disturbi. Ne furono contati 130 casi e uno di questi malati, una persona anziana, morì. In genere le uova non distano oltre 200 metri da dove la zanzara tigre punge, rimane quindi più facile disinfestare l'area.

Zanzara coreana (Aedes koreicus) arrivata in Italia nel 2011 è l'ultima “sbarcata” nel nostro Paese. Proveniente dal Sudest asiatico come la zanzara tigre, ha iniziato la colonizzazione italiana nell’area di Belluno. È molto simile alla tigre e come questa - anche se un po’ più grande e meno aggressiva - è molto attiva anche di giorno ma si adatta anche alle basse temperature dei Paesi del Nord Europa. Tra le malattie trasmesse da questo insetto ci sono l'encefalite giapponese e la filariosi del cane.

Il pappatacio (Phlebotomus papatasi), molto diffuso nell’area del mediterraneo, è chiamato anche flebotomo. Simile alla zanzara ma di piccole dimensioni può veicolare virus contenenti RNA della famiglia Bunyaviridae. Nella specie umana questi virus  sono causa di patologie che causano febbri oppure forme emorragiche (febbre da flebotomi, febbre da pappataci, dengue mediterranea o dengue adriatica) con sintomi come cefalea, dolori muscolari, brividi, dolori all'addome e astenia. Il pappatacio veicola anche la leishmaniosi canina, malattia piuttosto grave che può passare agli esseri umani (non direttamente da cane a uomo). Le aree tradizionalmente endemiche in Italia sono Liguria, Toscana, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e isole minori ma negli ultimi anni ha avuto una maggiore diffusione soprattutto nel nord del nostro Paese. (gm)

(16 agosto 2013)


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