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Arte: Bernd e Hilla Becher al Museo Morandi di Bologna

Agenzia di Stampa


In occasione di Arte Fiera 2009 e in concomitanza con l'ampia antologica di Giorgio Morandi esposta al MAMbo, il Museo Morandi - dal 24 gennaio al 19 aprile 2009 - ha organizzato una grande rassegna di opere di Bernd e Hilla Becher.





Hilla Becher all'inaugurazione della mostra

I Becher sono una coppia di artisti tedeschi che utilizzando il mezzo fotografico hanno creato, nel corso di molti decenni, un’importantissima testimonianza sull’architettura industriale europea e americana, ma soprattutto una nuova visione artistica che ha fortemente influenzato le più recenti  generazioni di artisti-fotografi.

L’evento, si svolge nell’ambito di una programmazione tesa a portare all’interno del museo grandi personaggi dell’arte contemporanea con l’intento di cogliere intrecci e collegamenti tra i lavori di questi ultimi e la ricerca poetica del grande maestro italiano.

In questo caso è del tutto evidente l’assoluta coerenza e il rigore con cui si realizzano rispettivamente le serie di nature morte di Morandi e il processo di catalogazione tassonomica dei manufatti industriali dei coniugi Becher.

Risulta pertanto di grande interesse il confronto che si instaura tra le opere di Morandi e le fotografie esposte nelle sale centrali del Museo che ospita, dal 24 gennaio al 19 aprile 2009, una selezione di 165 immagini dei due artisti tedeschi raggruppate in 14 tipologie di soggetti abitualmente al centro delle loro riprese: fornaci, altiforni, torri di raffreddamento, gasometri, silos e serbatoi.

Parlando con il curatore della mostra Gianfranco Maraniello Hilla Becher si è espressa così: “Ci sono comuni elementi di base che derivano dall’idea di una raccolta sistematica degli oggetti e dalla loro organizzazione per realizzare immagini in cui il soggetto è posto come centrale, in modo diretto, senza sofisticazioni. Alla fine le interpretazioni più chiare e lucide possono risultare anche quelle più romantiche. E credo che Morandi abbia ottenuto proprio questo risultato”.

Alcuni momenti dell'inaugurazione

Nel lavoro della coppia si ritrova, per scelta, una completa sovrapposizione di ruoli, non vi sono accenni di stile personale e viene enfatizzato solo l’anonimo estetismo di queste particolari strutture.

La scelta del momento e della luce, sempre chiara e diffusa, e il tempo, immobile, fanno si che immagini scattate a distanza di decenni possano essere accostate tra loro senza che sia possibile individuare un prima e un dopo.

Nel carattere scientifico e oggettivo del progetto dei coniugi Becher sono evidenti i richiami alle grandi ricerche di August Sander e Karl Blossfeldt ed il loro  rifiuto di ogni forma di soggettivismo estetizzante. Le serie di immagini in mostra rendono conto di manufatti creati a suo tempo per il mondo del lavoro e il cui valore estetico attuale fonda le proprie radici nel fatto che questi oggetti furono costruiti senza nessuna pretesa estetica ma solo funzionale.



Hilla Becher e a sin. Gianfranco Maraniello 
La decontestualizzazione delle singole architetture crea un nuovo contesto artificiale di riferimento dato dalla molteplictà della griglia, diventando così una espressione di arte concettuale e minimalista dove l’ordine sequenziale, pur senza alcuna priorità, coincide con l’espressione artistica e il suo valore non è più nella qualità specifica dell’oggetto, ma nel discorso intorno ad esso. La mostra, curata da Gianfranco Maraniello, durante la conferenza stampa di presentazione si è presto trasformata in uno stimolante dibattito grazie alla preziosa e brillante partecipazione personale della stessa Hilla Becher (nata Wobeser).

Bernd e Hilla Becher, nati rispettivamente nel 1931 e nel 1934, hanno vissuto e lavorato assieme dal 1957 sino al 2007, anno della scomparsa di Bernd. La loro prima pubblicazione, dal titolo “Sculture anonime” è del 1970.

Il consenso unanime e ormai consolidato nei confronti del loro mastodontico lavoro di catalogazione ed i riconoscimenti internazionali come il Leone d’oro per la Scultura alla Biennale di Venezia del 1990, il Prix Erasmus del 2002 e il più recente premio della Fondazione Hasselblad di Göteborg hanno fatto si che la loro ricerca sia entrata a pieno titolo tra le grandi imprese culturali che hanno caratterizzato la produzione artistica del ventesimo secolo.

Va inoltre messo in evidenza come dai corsi tenuti negli anni dai coniugi Becher presso l’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, in  quella che oggi viene da tutti citata come la “Becher Schule”, siano poi usciti importanti artisti contemporanei come Andreas Gursky, Thomas Struth, Thomas Ruff e Candida Höfer.

In una conversazione con Jean François Chevrier, James Lingwood e Thomas Struth in occasione della grande mostra “Un’altra obiettività/Another objectivity Paris-Prato 1989”, alla domanda di Lingwood su cosa li guidasse nella scelta dei soggetti, la risposta di Bernd fu: “Negli anni ’20 e ’30 Scheeler e altri pittori cominciarono ad inserire nei loro dipinti degli altiforni, delle ciminiere, ma non li adottarono mai come soggetto principale,

Noi invece fotografiamo più esemplari di uno stesso tipo di edificio industriale, creiamo delle famiglie di oggetti, in modo da formare una specie di alfabeto che consenta di leggere quei dipinti anche a chi non ha mai visto nella realtà quegli edifici, che vanno a poco a poco scomparendo”. Hilla affermava invece in modo lapidario: “il sistema di classificazione delle scienze naturali per noi è un’opera d’arte. Linneo è un artista. E anche Einstein”.

Testo e foto di Maurizio Berlincioni

Vedi la Gallery


Museo Morandi
Palazzo d’Accursio, Piazza maggiore 6
40138 Bologna
Te. 051 203332/203128
mmorandi@comunebologna.it

L’ingresso alla mostra è gratuito
Orario di apertura del Museo Morandi:
martedi: venerdì 9:00 - 18:30
sabato - domenica e festivi 10:00 - 18:30
chiuso tutti i lunedì non festivi.

(12 febbraio 2009)

 
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