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| 1966: L'alluvione di Firenze
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Il 4 novembre del 1966
l'Arno allagava la città.
Le immagini e i racconti di quei giorni in un libro.
Dal senatore USA Ted Kennedy al prof.Umberto Baldini, dal ministro Vannino Chiti al prof. Alfio Del Serra
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| Editoriale: Omaggio a un grande fotografo: Ricardo Rangel |
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Ci ha lasciato uno dei padri del fotoreportage africano. Una grande perdita per il Mozambico, per l'Africa e per tutto il fotogiornalismo. Ci ha lasciato silenziosamente mentre riposava, donandoci sessant'anni di storia del suo paese: un patrimonio preziosissimo soprattutto per un continente come l'Africa la cui storia dell'indipendenza è recentissima.
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| Ricardo Rangel in un autoritratto del 1972 |
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La fotografia era la sua arma di lotta contro il colonialismo e contro l'ingiustizia. “I colonialisti non sono in grado di leggere la fotografia, sono ignoranti in materia” diceva, lavorando al significato delle sue immagini a vari livelli.
Rangel è stato un attendo osservatore della vita del suo paese. Una vita dietro alla macchina fotografica con la quale ha fermato gli attimi che hanno fatto la storia dell'ex colonia portoghese.
Ho avuto l'onore di conoscerlo personalmente. Era uno spirito libero che non aveva paura di criticare nè il regime coloniale nè i governi venuti con l'indipendenza.
E' il suo parere era sempre prezioso per i palazzi del potere. Famosi i suoi reportage degli anni Sessanta che mostravano la vita notturna della capitale mozambicana Laurenço Marques (oggi Maputo).
I sudafricani bianchi, durante il colonialismo portoghese, arrivavano da ogni parte, per passare il fine settimana con le prostitute di Lourenço Marques. Durante l'apartheid, infatti, nel loro paese era proibito uscire con donne non bianche, cosa che il Mozambico coloniale permetteva.
Ma la fotografia di Rangel che più mi ha colpito è un'immagine del 1960: un bambino mozambicano marchiato a fuoco sulla fronte dai suoi padroni bianchi.
Oltre la fotografia la sua grande passione era il jazz. Ricordo le serate con un bicchiere di whisky - lo beveva con ghiaccio - a parlare di fotografia e di politica mozambicana e italiana, di apartheid in Sudafrica, di giornalismo e di libertà di espressione ascoltando la musica jazz della sua immensa collezione in vinile. Grazie Ricardo avermi dato l'onore di essere stato tuo amico.
Sandro Pintus
(16 giugno 2009)
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