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| 1966: L'alluvione di Firenze
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Il 4 novembre del 1966
l'Arno allagava la città.
Le immagini e i racconti di quei giorni in un libro.
Dal senatore USA Ted Kennedy al prof.Umberto Baldini, dal ministro Vannino Chiti al prof. Alfio Del Serra
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Con i suoi colori autunnali è la Pieve di Romena la cornice per un incontro organizzato dalla Comunità di Romena con lo scrittore Maurizio Maggiani, autore di alcuni tra i più bei romanzi degli ultimi anni.
Grande narratore, Maggiani ha passato la sua infanzia e adolescenza – durante gli anni '50 e '60 - tra i racconti e le storie che nelle lunghe serate invernali venivano raccontate accanto al fuoco del camino della cucina, unico luogo riscaldato della casa.
In un incontro di fine ottobre, nell'antica pieve romanica, di fronte a una platea attenta e rapita dal suo modo di narrare, lo scrittore affronta il tema della vita e della sua fecondità, della bellezza e del futuro.
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Maurizio Maggiani durante l'incontro alla Pieve di Romena
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“La vita è profezia. Non c'è vita senza una profezia che la governi” dice “Una profezia la si vede, la bellezza di un'azione la si vede, quindi la si possiede e la si scambia”.
Nato in una famiglia poco abbiente, racconta che il padre, contadino, la guerra l'aveva vissuta tutta e se la portava dentro. Ricorda che, nel 1956, lo vide piangere davanti all'invasione sovietica dell'Ungheria ma nonostante il dolore vissuto durante il secondo conflitto mondiale, suo padre gli fece sempre da esempio e da bussola. Da lui imparò a vivere la vita in modo positivo.
Una visione del mondo positiva che suo padre aveva potando la vigna o lavorando la terra dell'orto perché facendo bene il lavoro poteva avere una visione del futuro. Di quel futuro che gli faceva vedere l'uva matura e gli ortaggi sulla tavola ma che gli dava un nuovo orizzonte.
Ricorda uno dei più bei regali della sua vita: un paio di cesoie regalategli dal nonno quando aveva sei anni. “Quando penso a una buona potatura o a un'irrigazione ben fatta vedo che lì c'è una profezia. Lì si può vedere qualcosa che va oltre il vino o la catalogna cresciuta nell'orto”.
Racconta del suo pellegrinaggio durato anni. Fu a causa di un terribile incidente con la moto fu costretto a rimanere fermo per tre lunghi anni. La sua unica aspirazione era riuscire a fare i 17 passi che andavano dal letto al bagno: “In quei tre anni ho visto un mondo. Ho incontrato tutto ciò che potevo incontrare e questa esperienza mi ha insegnato a cercare gli orizzonti”.
Ricorda al pubblico che non possiamo fare a meno di dignità e bellezza e che l'Universo non è fatto per la morte ma per la vita. Accettare il futuro è negare la morte. (sm)
(9 novembre 2009)
Vedi anche:
Cantastorie ma scrittore per caso. Conversazione con Maurizio Maggiani
Lo scrittore e i romanzi
Il castello di Romena
La Pieve di Romena
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