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| 1966: L'alluvione di Firenze
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Il 4 novembre del 1966
l'Arno allagava la città.
Le immagini e i racconti di quei giorni in un libro.
Dal senatore USA Ted Kennedy al prof.Umberto Baldini, dal ministro Vannino Chiti al prof. Alfio Del Serra
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| Mostre: A Castiglion Fiorentino il cinghiale nell'antichità |
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Niente a che fare con la caccia al cinghiale di oggi diventata sport. Fino all'avvento delle armi da fuoco, la caccia al cinghiale rappresentava un potente rito e la sua morte rappresentava, oltre che una importante e ricca fonte di cibo, anche l'esorcizzazione della morte. A Castiglion Fiorentino, in una esposizione, un viaggio lungo dieci secoli.
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Dopo aver visto la mostra “Il cinghiale nell'antichità. Tra archeologia e mito”, esposta a Castiglion Fiorentino (terminata purtroppo il 18 ottobre), torna immediatamente alla memoria l'importanza avuta dal suino selvatico per i nostri antenati.
Le culture del Mediterraneo, per le abitudini notturne dell'animale e per il suo colore scuro lo identificavano infatti con la Morte e la sua uccisione rappresentava la sconfitta dell'Oltretomba.
Ottima fonte di cibo veniva cacciato dalle popolazioni etrusche che credevano fosse a contatto diretto con gli inferi e per questo la caccia avveniva di notte o all'alba.
Anche per i Romani e i Greci la caccia al cinghiale era rituale. Il cacciatore, aiutato dai cani, combatteva con l'animale in una sorta di corpo a corpo con lance e scuri di bronzo sapendo che rischiava di morire.
Questo tipo di caccia per i giovani greci era anche una forma di educazione e allenamento alla guerra. Le popolazioni celtiche consideravano il cinghiale un animale sacro e per la cultura indiana esprimeva la forza creatrice che pone fine al caos originale.
La mostra - molto bella nel suo insieme - è stata curata da Margherita Scarpellini, etruscologa, direttore scientifico del Museo Civico Archeologico ed organizzata dal Comune di Castiglion Fiorentino e da ICEC.
L'esposizione, realizzata con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana raccoglieva reperti provenienti dai maggiori musei archeologici della Toscana e dell'Umbria e da collezioni private.
Divisa in cinque sezioni, la mostra ha esposto al pubblico urne cinerarie e armi per la caccia, gioielli e ceramiche, statuette votive e monete che percorrono un arco temporale di un millennio, dal VII sec. a. C. al III sec. d. C..
Nella prima sezione “Il cinghiale nei riti e nelle offerte votive” ha visto esposte varie zanne dell'animale tra le quali anche quelle ritrovate negli scavi di dell'area etrusca di Castiglion Fiorentino. Notevoli le piccole statuette votive di terracotta raffiguranti l'animale e il bronzetto del VI sec. a.C. rinvenuto ad Arezzo nel 1869.
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| Anello maschile di bronzo che raffigura l'accoppiamento di un cinghiale e una scrofa |
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La seconda sezione rappresentava “Il cinghiale nell'iconografia etrusca e romana”. Un viaggio tra amuleti e pendenti, monete e gioielli di vario tipo.
Tra questi un originale anello maschile di bronzo che, con estrema naturalezza, rappresenta l'accoppiamento di un cinghiale e una scrofa.
“Il cinghiale nel mito” era il tema della terza sezione. Vedeva esposte cinque bellissime urne cinerarie etrusche di epoca ellenistica e varie coppe in terra sigillata databili tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C..
Punte di lancia, una scure e coltelli erano in mostra nella quarta sezione dedicata alla “Caccia al cinghiale” nella quale il visitatore poteva vedere il tipo di armi utilizzate dai nostri antenati.
Erano questi gli strumenti con i quali affrontavano i cinghiali. Ma oltre alle armi c'era il prezioso ausilio dei cani di cui la mostra esponeva alcuni bronzetti attraverso i quali si rendeva loro omaggio.
Dopo la faticosa caccia la carne come veniva mangiata? Secondo l'antico testo De re coquinaria di Marco Gavio Apicio del I sec. a.C. corretto anche secoli seguenti - di cui parla il catalogo della mostra - la carne dell'ambita preda veniva arrostita o bollita e poi condita con salse calde o fredde. Allora, nella quinta sezione "Il cinghiale nell'alimentazione", ecco esposti alcuni degli strumenti che permettevano di cucinare il frutto di tanta fatica: alari, spiedi, paletta per le braci e un tripode da fuoco.
Una mostra completa e interessante che permette al visitatore di fare un viaggio attraverso dieci secoli e capire come vivevano e cacciavano i nostri antenati. Peccato che non sia itinerante. Si può però acquistare il catalogo – costa 20 euro – che può essere richiesto alla Biblioteca di Castiglion Fiorentino. (sp)
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Info:
Istituzione Culturale ed Educativa Castiglionese
www.icec-fc.it
Biblioteca Comunale di Castiglion Fiorentino
email: info@icec-cf.it
Via del Tribunale 8
52043 Castiglion Fiorentino (AR)
tel. 0575 659457 - 657466
(10 novembre 2009)
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