La Venere di Willendorf e altre rappresentazioni della dea venerate dai nostri antenati.
di Silvia Messeri
Non sappiamo quando la razza umana iniziò a pensare alla Terra come
alla Dea Madre, genitrice di tutte le creature e quindi anche dell'essere
umano. Sappiamo però che veniva adorata e le venivano dedicate cerimonie
e fatte offerte votive come ringraziamento per ciò che donava.
La testimonianza più antica che sia stata trovata, dedicata alla dea,
é una statuetta di pietra chiamata la Venere di Willendorf,che prende
il nome dal luogo nel quale venne rinvenuta. Un piccolo monumento dell'Età
della Pietra con ampi fianchi e grossi seni come per indicare l'abbondanza
e la grande capacità di procreare. Un'opera d'arte delle caverne scolpita
circa 20 mila anni fa il cui simbolo è la fertilità e la generosità.
Ma ci sono altri esempi di statuette della Dea Madre anche se non antichi
come la Venere di Willendorf. Alcune statuette antropomorfe che sembrano collegate
alla dea sono quelle trovate durante gli scavi archeologici in Bulgaria in
quel territorio che era dei iTraci.
Esisteva infatti in culto della Dea Madre che, a seconda del luogo, aveva nomi
diversi. Cybele era il nome della dea nei santuari e caverne della Frigia, Hypta
era colei che aveva il dominio di tutti i monti alti e soleggiati mentre Cotytto
o Bendida era la dea che viveva nei luoghi ombrosi e nelle caverne.
Per le tribù della Tracia la Dea era protettrice della Natura e di tutti
gli Esseri Viventi ed era invocata per eseguire le cerimonie dell'Epifania
rituale nella quale veniva lacerato e mangiato crudo suo figlio, il Toro,
affinché potesse dare le proprie forze al popolo. In questo modo il Toro
rinasceva e il mondo poteva continuare.
Anche presso le popolazioni nuragiche della Sardegna esisteva il culto della
Dea Madre, la Mater Mediterranea o Gran Mater. Uno degli esempi più noti
è il ritrovamento, in una grotta naturale, di una statuetta di basalto
alta circa 14 cm. e chiamata la "Veneretta" di Macomer. Anch'essa,
come la Venere di Willendorf ha forme ampie e generose per indicare la femminilità
e la maternità.