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| 1966: L'alluvione di Firenze
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Il 4 novembre del 1966
l'Arno allagava la città.
Le immagini e i racconti di quei giorni in un libro.
Dal senatore USA Ted Kennedy al prof.Umberto Baldini, dal ministro Vannino Chiti al prof. Alfio Del Serra
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Il famoso vulcano partenopeo era una importante tappa del Grand Tour degli intellettuali del '700 e dell'800. Tra gli illustri vistatori del Vesuvio troviamo Wright of Derby, Volaire, Hackert e Ruskin.
di Rita Messeri
A partire dal 1600 e per tutto il diciottesimo secolo, il viaggio inteso come
momento di formazione morale e culturale dell' individuo divenne quasi pratica
istituzionale. Pratica ovviamente riservata alla classe aristocratica e ad artisti
e letterati. L'itinerario classico seguito da questi viaggiatori, che prendeva
il nome di Grand Tour, prevedeva la discesa della costa tirrenica con deviazioni
interne per il Centro Italia, quindi veniva toccata l'Italia Meridionale per
poi risalire verso il Nord.
Senza dubbio J. W. Goethe (1749-1832) con il suo Italienische Reise (1816-17)
è uno dei protagonisti più famosi di questi itinerari. Fra i tanti
pionieri del viaggio, provenienti dalla Gran Bretagna troviamo, nell'autunno
del 1840, l'allora ventunenne John Ruskin (1819-1900) che di lì a pochi
anni sarebbe divenuto professore di storia dell'arte ad Oxford ed uno dei maggiori
critici d'arte. Da questo diario di viaggio si materializzano immagini straordinarie,
acquerelli e schizzi che documentano le impressioni ricevute da luci, ombre
e colori del perduto paesaggio Italiano del secolo dei grandi viaggiatori dell'arte.
Eruzione del Vesuvio al Chiaro di Luna" 1774 ca.
(Pierre-Jaques Volaire 1729-1792) |
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" ... infine giungemmo alla spiaggia. La luna era alta, piena molto
bella e ho avuto una prima e fugace visione del Vesuvio, un'ombra grigia e scura
che si stagliava nel chiarore lunare e mi sono sentito di nuovo me stesso"
Le pagine napoletane degli appunti di viaggio di Ruskin rivelano la presenza
costante del Vesuvio. Con il bello e con il cattivo tempo, alla luce del tramonto
e al chiarore lunare.
" Il Vesuvio giaceva sotto una massa di nubi candide e il fumo si mescolava
ad esse in volute magnifiche e mutevoli; il sole colpiva la vetta innevata del
cono e i vapori trascorrenti che ricadevano grevi sulle pendici.....Sono uscito
giusto in tempo per vedere il sole tramontare sul Vesuvio in un cielo terso,
segnato soltanto da una fascia di nubi grigie proprio dietro il cratere; il
fumo, al crepuscolo, era chiaro come la neve, di bellezza squisita nella sua
mutevolezza....Senza dubbio il Vesuvio è di gran lunga più maestoso
di quanto avessi supposto."

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(sopra) Un'eruzione del Vesuvio, 1774 (Jakob Philipp
Hackert 1737-1807)
(sinistra) Il Vesuvio in eruzione con vista delle isole del Golfo di
Napoli 1676-1680 ca. particolare (Joseph Wright of Derby 1734-1797) |
Ben prima di Ruskin, l'ossessione descrittiva del vulcano catturò, fra
i tanti paesaggisti stranieri, Pierre-Jaques Volaire (1729-1792 ca.) che lavorò
in Italia dal 1764 e dal 1769 operò a Napoli, specializzandosi in vedute
del Vesuvio in eruzione al chiaro di luna.
Un'ossessione comprensibile e condivisibile da noi, moderni viaggiatori del
tutto compreso, se solo per un istante provassimo a sgomberare il paesaggio
vesuviano dall'edilizia selvaggia per restituire al Vulcano il suo diritto
a creare e modificare il suo territorio di scorrimento; forse era proprio
questa mutevolezza ad affascinare ed ossessionare i pittori del Seicento e
Settecento: il variare del paesaggio con il variare dell'umore del Vulcano
rendeva necessaria una costante opera di documentazione pittorica. Anche Joseph
Wright of Derby (1734-1797) e Jakob Philipp Hackert (1737-1807) resero testimonianza
della potente attività del Vesuvio nelle loro vedute.
Se Derby era interessato soprattutto agli effetti della luce, che in questo
caso accentuano la drammaticità dell'evento, Hackert privilegiò
l'aspetto scientifico del fenomeno eruttivo di cui approfondì la conoscenza
grazie anche alla sua amicizia con Sir William Hamilton, vulcanologo dell'epoca.
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