L'Organizzazione Mondiale della Sanità l'ha chiamata "l'epidemia invisibile" ma non è una malattia come la Tbc o la malaria, tristemente famose per l'alto numero di vittime...
Questa epidemia colpisce le donne: ne muoiono oltre 500 mila all'anno, una ogni minuto. Sono decessi che avvengono a causa del parto o per complicazioni legate ad esso: per la maggior parte sono aborti provocati senza tener conto delle minime precauzioni sanitarie, emorragie, ipertensione e infezioni.
Questi dati sono sottostimati visto che in molti paesi poveri il 50 % dei decessi non vengono registrati correttamente e in 62 paesi non esistono registrazioni sulle donne decedute in questo modo. Inoltre, la morte delle madri lascia i bambini orfani maggiormente esposti e molto più deboli dei piccoli accuditi dalle mamme, aumentando di 10 volte la loro possibilità di morire.
Per avere dei numeri di confronto col mondo ricco, nei paesi sviluppati rischia la vita una donna incinta ogni 2800 mentre nei paesi poveri il rapporto è di 1 a 16. Povertà e ignoranza sono le cause principali della morte delle donne incinte e i paesi maggiormente colpiti sono quelli più poveri del pianeta, soprattutto nell'Africa sub sahariana e nella regione dell'Asia centrale e meridionale dove l'assistenza sanitaria il più delle volte risulta inesistente oppure molto scarsa o inaccessibile.
L'OMS, durante la conferenza di Nairobi del 29 Settembre 2004 ha lanciato l'allarme con l'uscita di un nuovo manuale che pubblica uno studio riguardante l'argomento. Il volume dal titolo "Beyond the numbers - Reviewing maternal deaths and complications to make pregnancy safer" (Dietro i numeri – Esaminando i decessi materni e le complicazioni per avere una gravidanza sicura) è un manuale di 150 pagine e può essere scaricato, nella versione inglese, dal sito dell'OMS in formato PDF (clicca
qui - 2550Kb). Il volume mostra i dati di questa tragedia umana che secondo gli esperti può essere fortemente ridimensionata. Infatti, non occorrono grandi tecnologie o chissà quali medicinali: è sufficiente una preparazione di base che permetta un intervento rapido in caso di bisogno.
L'obbiettivo dell'OMS è riuscire a ridurre questa epidemia del 75% entro il 2015. Per portare avanti il progetto in 20 paesi cosiddetti ad alto rischio e per poterlo monitorare, occorrono 10 milioni di dollari. Se non si riuscisse ad arginare l'epidemia, secondo le proiezioni, attuali avremmo uno scenario inquietante: nei prossimi 10 anni, in Africa, è previsto il decesso di oltre 2,5 milioni di donne incinte mentre quasi 50 milioni rimarranno sterili.
L'organismo delle Nazioni Unite, davanti a questi dati ha annunciato una serie di progetti pilota per la formazione di personale in otto paesi Africani: Etiopia, Kenya, Malati, Mozambico, Swaziland, Tanzania, Uganda e Zambia. (gm)
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